Sì, cari uomini, diamo un calcio al calcio, avete capito bene.

Da parte di noi donne, quindi con tanto di tacchetto” 12, per spodestare in modo incisivo questa gran kermesse caotica in cui è ormai piombato lo sport più seguito nel bel paese.

Non pensate, però, alla solita retorica tutta femminile del sentirsi trascurata per colpa del pallone, per dirla tutta con Rita Pavone.

Il punto è un altro.

“Perché perché? La domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita di pallone …”

Lei cantava così.

Eh sì, erano gli anni Sessanta, quindi tutto il blocco Rita restava sola giusto un paio d’ore e sempre di domenica pomeriggio.

C’era un unico giorno ed un’unica fascia oraria in cui il campionato si poteva seguire in diretta, dalla cronaca radiofonica, attraverso le voci squillanti e coinvolgenti dei cronisti di turno.

Ebbene sì, tutte le partite si giocavano in contemporanea.

Senza anticipi, né posticipi.

Veniva inoltre fornita una sintesi televisiva del tutto, con tanto di commenti esperti e riassunto dei goal.

Ed era gratis!

Alla popolazione maschile italiana bastava semplicemente pagare il canone RAI per potersi poi incollare allo schermo del 90° minuto e raggiungere così l’estasi calcistica, guidati dalla conduzione garbata di Paolo Valenti.

Ah, bei tempi!

Col nuovo millennio, invece, è cambiato tutto.

La logica perversa della Pay TV, il ruolo crescente degli sponsor, le cifre da capogiro del calciomercato hanno svilito e banalizzato questo sport.

Col risultato che le squadre del campionato italiano sono formate da un numero elevato di stranieri, scritturati con ingaggi da star di Hollywood.

Niente contro l’esterofilia, per carità!

Non lamentiamoci, però, del fatto che l’Italia, il paese a forma di stivale che calcia la Sicilia, quest’anno sia fuori dai mondiali.

Già, dura da digerire che  “Russia 2018” dovrà fare a meno di noi, eh?

E poi, vogliamo parlare delle continue compravendite? Non fai in tempo ad affezionarti ad un giocatore che te lo ritrovi con la maglia di un altro colore e addio all’identificazione della squadra.

“Perché adesso ci parli di calcio, Maelka?”

… scommetto vi starete facendo questa domanda.

Vi rispondo subito: perché voglio dire la mia su un modus vivendi in genere maschile, che però in questi ultimi anni sta scombussolando anche noi italiane.

Attenzione! Non si pensi allo status di donne frustrate perché il fidanzato/marito/compagno  antepone a loro il calcio!

Uomini, siete liberi di avere i vostri hobby e di seguirli, noi abbiamo talmente da fare con la nostra quotidianità sempre piena di tutto e di più, che non avervi tra i piedi per un po’ di ore, non può che farci piacere! E lo dico in qualità di figlia, cognata, amica, ma anche, quando lo ero, di  fidanzatina  o di moglie.

Non ho mai rotto le scatole a nessuno con frasi del tipo: “Basta con queste partite!”.

Fatto sta che questa gran confusione scaturita negli ultimi anni da un sistema organizzativo pilotato dal marketing e dal dio Denaro, non solo ha rovinato l’immagine e la genuinità di questo sport, ma ha anche imposto un calendario del campionato invasivo ed imprevedibile.

Non è possibile che per programmare qualcosa nel week end si debba stare con i turni calcistici alla mano!

Compleanni, cene, gite fuori porta … tutto va organizzato tenendo conto della distribuzione ballerina del campionato.

Non se ne può più!

Venerdì scorso, mi è saltata una cena con gli amici per colpa dell’attesissima Napoli-Juventus. Ci siam visti direttamente nel dopocena e, dato l’inconsolabile verdetto,  è stato tutto un susseguirsi di imprecazioni contro Higuain e le ingiustizie bianconere.

A saperlo, sarei rimasta a casa!

Ieri sera, invece, c’era l’inaugurazione di un locale.

“Amici, andiamo?”

“Sei matta? C’è Juve-Inter!”

Eh sì, son così matta, da aver pensato anche di rimediare oggi, con un pranzo fuori, visto che è domenica. Matta da legare: nel primo pomeriggio  il Napoli  gioca con la Fiorentina!

Giusto per avere un’idea della tipologia standard del fine settimana italiano.

Ovviamente, dopo questo mio sfogo, nulla cambierà per questa avvilente situazione calcistica, ma poter dire la mia ai quattro venti, mi  fa star meglio!

Tranquilli, però: nella prossima puntata rientrerò nei panni di Maelka e parleremo di shopping natalizio, dei pandori con la nutella che fanno ingrassare e di cosa indossare al veglione di Capodanno.

Maelka