Eccomi, finalmente. Sono in ritardo, lo spazio antistante la Libreria Tasso è  pieno: c’è già un bel po’ di gente ad animare questo tardo pomeriggio sorrentino di fine settembre.

Mi faccio spazio tra la folla e riesco a trovare  un posto con una buona visione. In piedi, ovvio.

Del resto anche lui, pur disponendo di una comoda poltroncina, sceglie di non starsene seduto.

Erri De Luca conversa  con il pubblico  in piedi e così dà a tutti noi la possibilità di  guardarlo meglio.

Non l’avevo mai visto dal vivo, solo in foto. L’impressione emersa è la stessa: un uomo garbato, dalla corporatura esile, con sguardo deciso e una gran fermezza percepibile nei gesti, come nelle parole.

Ascoltarlo fa rivivere le pagine dei suoi scritti. Scorrono nella mente riaperte da questo dialogo così denso di vita vissuta ed imparata.

L’occasione  nasce dall’anniversario dei trent’anni dalla nascita della Libreria Tasso di Sorrento, festeggiati appunto con la presentazione del suo ultimo volume,  “Diavoli custodi”, una raccolta di racconti corredata dalle illustrazioni dell’artista Alessandro Mendini .

Si inizia col parlare del libro, ma presto a prendere il sopravvento è la narrazione  del suo bagaglio di esperienze di vita.

Racconta di ciò in cui crede, ci coinvolge nei pensieri e nei ricordi  con un’immediata, spontanea  semplicità, ma anche  con grande ricchezza d’animo.

Una vita piena, quella di Erri De Luca.

Napoletano, classe 1950. Resta nella sua città fino ai 18 anni, fino a quando le quattro mura di casa hanno iniziato a stargli strette e il desiderio di libertà ha preso il sopravvento.

“Come l’Uguaglianza, anche la Libertà rappresenta un diritto. La Fraternità, invece, è quel sentimento che consente ad una comunità di battersi per questi diritti”, ha proclamato lo scrittore.

Parlare di libertà significa anche  considerare la consistenza di quel che si dice…

“… le parole si fanno, non si dicono soltanto”.

E lui di parole ne scrive e tante.

Osserva la realtà, la scruta da una certa distanza, per poi lasciarsi attraversare da essa e quindi narrarla.

Nelle sue pagine rivive così la  Napoli dei tempi dell’infanzia, colta in quella miriade di sfaccettature che la contraddistinguono.

L’ha abbandonata giovanissimo la Neapolis di origine greca, ma lì ha lasciato un pezzo di sé, anzi, forse proprio l’averne preso le distanze gli ha fatto maturare col tempo un profondo legame d’affetto e quindi d’appartenenza.

Gli intercalari nel dialetto napoletano, uniti a quella sua arguta e lucida capacità di rendere l’essenza dei luoghi e dei tempi trascorsi, dipingono così un quadro veritiero  della città partenopea  nel secondo dopoguerra.

Quasi ci sembra di essere lì,  dentro tutte quelle  singolari peculiarità e contraddizioni. Quasi ci sembra di trovarci di fronte a quelle persone di tempi oramai andati. Le vediamo, così fiere e tenaci, se pur provate dalle difficoltà di un periodo segnato  da stenti e privazioni.

Da queste pagine di vita riaffiorano anche i ricordi legati all’infanzia dello scrittore, s’insinuano silenziosi nel fascinoso incontro tra realtà ed invenzione. Verrebbe da pensare a un’aura di sottile malinconia,   eppure la nostalgia è un sentimento che non gli appartiene:

 “Vivo bene questo mio tempo presente e se mi dovesse mancare qualcosa del passato, ecco che attraverso il valore aggiunto della scrittura, questo qualcosa riprende vigore fin quasi a rivivere”.

Il potere della scrittura: sentire e trasmettere agli altri le sensazioni, le emozioni, i sentimenti. Cantare l’amore, per esempio, che lui percepisce come…

“ … un dispiegamento di energia gigantesca. L’amore  è un sentimento così potente che può essere anche catastrofico”.

Erri De Luca parla in modo pacato, espone tutte le sue convinzioni, elargisce saggezza. Sazia la fame di cultura e conoscenza che ha portato qui, in questo slargo di Piazza Angelina Lauro, tutte queste persone.

Mi guardo intorno e vedo gente di ogni età. Ascoltano tutti in rispettoso silenzio. Non scorgo teste sui cellulari, non sento chiacchiericci di sottofondo. Solo volti interessati ed appagati da questi racconti di vita.

In un presente dove troppo spesso a vincere è  la povertà culturale, sommersa dai tempi troppo frenetici e banali, un momento del genere rispolvera una ventata di positività. La stessa che lo scrittore auspica quando gli viene chiesto qual è il futuro che  immagina per i giovani:

“Il futuro è dei giovani, a cui va trasmessa tutta la fiducia di cui hanno bisogno. Poi sceglieranno loro se guardare dalla finestra o affacciarsi per plasmare questo futuro in base alle proprie aspettative”.

C’è positività anche quando si parla della paura, un sentimento spesso nocivo, che crea ostacoli, limita le aspirazioni, ci blocca…

“…le paure si possono affrontare, guardare in faccia e poi ridicolizzare”.

Ci si sente più forti nel sentirsi dire queste cose da una voce così autorevole, serena, convinta.

Sono quasi le 21 quando si conclude l’evento. Una gran folla si riversa sullo scrittore per farsi autografare il libro.

Provo ad infilarmi  e quando arriva il mio turno, riesco a dirgli:

“Complimenti per i suoi scritti e grazie: questa sera ci ha regalato tanta saggezza”.

Lui alza il volto dal libro che mi sta firmando, mi  guarda negli occhi. Sorride.

“Grazie a lei di essere venuta”.

Grazie Erri.

Mariaelena Castellano