Prima di addormentarmi, spaparanzata nella postazione “Cuscino di Maelka“, tra un pensiero e l’altro, ho anche la malsana abitudine di scorrere la home di Facebook.

L’idea resta sempre quella di dare una sbirciata veloce, giusto qualche minuto per essere aggiornata sulle ultime news di amici e non.

Tra un post e l’altro succede invece che i minuti diventano tanti, così il libro che ormai da giorni mi ero proposta  di leggere, resta sul comodino, nella vana attesa di essere aperto.

Ah, questi social!

Tra foto di laurea con fastose corone di alloro (l’ennesima trovata modaiola del secolo), dirette di concerti e concertini, foto di cani e gatti, video di compleanni con stonatissimi coretti di “Tanti auguri a te”, sto quasi per arrendermi e spegnere la connessione, quando una frase scritta a caratteri cubitali cattura la mia attenzione:

“Il guardaroba si chiama così perché passi tanto tempo a guardare tutta quella roba e poi non sai mai cosa indossare”.

Vero!

Ogni giorno  m’immergo tra gli scaffali del mio guardaroba a contemplare vestitini, camicie, gonne e pantaloni per decidere cosa mettermi.

Resto lì, imbambolata, per svariati minuti, sprecati per questa banalità del “Cosa mi metto?”.

Dopo un po’, inizio ad innervosirmi per il tempo perso senza concludere nulla e così scelgo in fretta e furia un capo, magari provando a riscattare uno di quelli che non indosso quasi mai, o addirittura  provvisto ancora del cartellino con il prezzo.

Poi, però, mi rendo conto di non avere gli accessori giusti per poterlo sfoggiare.

A volte mi ingegno e riesco ad impostare un buon abbinamento, ma ecco che non sono convinta di come mi calza l’indumento prescelto: troppo colorato … bottoni vistosi … no, le maniche così decorate, proprio no.

Mi ostino a studiare possibili combinazioni che poi si rivelano improponibili, finché mi rassegno e passo a un’altra scelta.

Morale della favola, con un armadio zeppo, grazie a continue spedizioni di shopping compulsivo o terapeutico, che dir si voglia,  mi ritrovo ad indossare quasi sempre le stesse cose.

In questi mezzi tempi, poi, quando un giorno c’è il sole e fa caldo e il giorno dopo piove e fa freddo, l’esaurimento è assicurato.

La colpa è mia.

Compro troppe cose, spesso destinate a restare nei cassetti a prendere polvere, perché non si combinano tra loro o perché sono lontane dalla mia idea di abbigliamento.

Che le compro a fare, allora?, la domanda vien spontanea.

Eppure prima di acquistare qualcosa, me la provo e riprovo, mi guardo allo specchio, chiedo parere alle commesse.

Torno a casa soddisfatta e convinta, ripongo con cura la “new entry” nell’armadio, dove resterà a vegetare per mesi e mesi.

Inutile dirsi che “bisognerebbe comprare di meno”: lo shopping è un hobby, è radicato nel mio DNA, non me ne voglio privare.

Però mi sono anche stufata di tutto questo dispendio quotidiano di prezioso tempo destinato a scegliere cosa mettersi, per poi indossare sempre le stesse cose!

La soluzione? Fare dei periodici aggiornamenti del guardaroba, innanzitutto.

Quel che non s’indossa, va eliminato. Anche se c’è ancora il cartellino.

Poi andrebbe fatta una lista di quel che serve per creare gli abbinamenti mancanti, così la prossima spedizione di shopping  sarà una spedizione di “acquisti intelligenti”.

Chissà, forse in questo modo sarò più veloce e m’incanterò di meno a “guardare il guardaroba“.

Sempre nell’ottica di un’ottimizzazione del dio Tempo, ormai così prezioso per il suo solerte ed impietoso scorrere, esco da Facebook e prima di dormire, mi rivolgo, finalmente, al libro parcheggiato sul comodino.

Maelka