Tra i buoni propositi di questo 2019 appena decollato, c’era anche il solito: “Curerò di più l’alimentazione”.

E’ un pensiero fisso da anni, ma a quanto pare è destinato a non conoscere attuazione.

Sarà perché non arriva mai il momento giusto: c’è sempre una cena a cui prendere parte, una festa di compleanno, una colazione con le amiche…

Per non parlare del periodo natalizio. Tra pranzi, cenette e tombolate, questa volta ho davvero esagerato.

Se ho una pietanza davanti, non riesco a dire no.

A volte, poi, mi capita di mangiare  anche se non ho appetito.

Dicono sia lo stress.

Fatto sta che vorrei mettere un punto a questa situazione ed impormi un’alimentazione più sana e regolare.

Non è per un fatto di linea, non ho chili di troppo da smaltire.

I miei assedi a dolciumi e snack li accuso però attraverso i foruncoli sulla pelle e il senso di pesantezza nella digestione.

E poi c’è quell’angosciosa sensazione  del non far la cosa giusta per beneficare il proprio corpo.

Ho portato avanti tanti obiettivi, ma questo proprio non riesco a seguirlo.

E´ come se il proibirmi una pietanza diventi un modo per desiderarla di più.

Passo da momenti in cui penso  con ferrea convinzione a una dieta salubre, a momenti in cui mangio di tutto, come se non ci fosse un domani.

In passato ho consultato una nutrizionista: ho la mia bella dieta personalizzata appesa con una calamite, sul frigorifero. Sta lì a prender polvere.

Frutta e verdura, cereali e legumi in quantità; Limitare l’uso delle carni; il dolce al massimo una volta a settimana; bere due litri di acqua al giorno.

La buona prassi la conosco, ma quando provo a metterla in pratica, subentrano altri pensieri relativi alla triste consapevolezza che se pur mi attenessi con fatica a seguire un buon regime alimentare, non è detto questo potrà essere benefico per la mia salute.

Mi riferisco alla provenienza incerta degli alimenti; alle terre inquinate che producono frutta e verdure di discutibile qualità; lo stesso dicasi per il pesce pescato in mari non più tersi; per non parlare della purezza dell’acqua da bere, su cui ci sarebbe da scrivere un poema; o, ancora, gli allevamenti intensivi di animali malnutriti di cui poi ci cibiamo.

Faccio un esempio: anni addietro mi era stato consigliato il tonno, ricco di omega 3.

Cosa voler di meglio? Fa bene, è abbastanza saporito e, ciliegina sulla torta, non occorre cucinarlo.

Ecco, però, un successivo responso: il tonno va evitato, è inquinato da sostanze nocive.

Altro esempio: le uova. C’è chi esalta la provenienza più genuina del contadino e chi invece la considera pericolosa in quanto priva dei controlli alimentari previsti per le uova del supermercato.

Potrei andare avanti con un gran numero di casi dove i dubbi regnano sovrani. E nel dubbio, io continuo a mangiare ,  senza pensare  a tutti i “se” ed i “ma”.

Ecco, la colpa della mia mancata dieta salubre è  nella cattiva gestione delle catene alimentari!

Mi vien da pensare a quanto sarebbe più facile prendersi cura di sé, se chi di dovere si occupasse di migliorare le cose, ma così rischio di sfociare nella retorica.

Meglio consolarsi con un gustoso panino.

Poco salubre ovviamente.

Maelka