Nei mesi scorsi stavo saltuariamente lavorando ad un racconto, “Tracce di luce“.

Lo lasciavo e riprendevo più volte,  finché, distratta com’ero da altri progetti che per qualche motivo avevano sempre la precedenza, l’ho proprio messo da parte. 

Quest’estate, però, mentre chiacchieravo con Simona Simone, l’artista conosciuta in occasione di una mia esposizione per Spazio all’Arte, tra un discorso e l’altro, non so come, è uscito fuori anche il mio racconto mai ultimato.

“Devi continuarlo!”, mi ha sollecitata lei.

Per spronarmi mi ha anche suggerito di utilizzare una sua illustrazione come immagine di copertina dello scritto.

L’idea mi era piaciuta.

“Sì, devo organizzarmi e riprendere la narrazione. Magari dopo l’estate”, le ho detto.

Invece no.

Dopo pochi giorni, mentre ero alle prese con la musica dei Soulplayers per la  realizzazione di un articolo, Nicola Caso mi ha fatto ascoltare “Quando l’estate va via“, un suo brano in lavorazione ed in prossima uscita.

Il testo contiene diversi spunti, alcuni presenti anche nel mio scritto.

Così,  dopo l’illustrazione di Simona, è arrivata anche la canzone.

Sì, perché da questo confronto è nata  un’altra idea: adattare il racconto alla traccia musicale.

Adattare spesso significa ridurre. Ho infatti deciso di scremarlo e di recuperarne solo una piccola parte, da lasciar fluire tutta  nelle note del pezzo di Nicola, in quei “miliardi di stelle” cantate nel ritornello.

Così “Tracce di luce” è diventato “Miliardi di stelle” (Quando l’estate va via) e la canzone si è completata con il secondo titolo, che rimanda al racconto:  “Quando l’estate va via” (Miliardi di stelle).

Il tutto illustrato ad arte da Simona con “In the moon“, “Nella luna”, un olio su tela dove l’abito blu di una donna si trasforma in un suggestivo scorcio di cielo notturno, dominato da una grande luna e da “miliardi di stelle”.

(Per approfondimenti sulle opere artistiche di Simona Simone, rimando al suo sito internet: http://www.simonasimoneart.com/)

L’illustrazione, la canzone e il racconto.

Immagini, musica e parole per una sinergia di emozioni e pensieri. 

In anteprima qui, su Il Talepiano, ecco  il racconto e di seguito il link che rimanda al canale youtube con il video della canzone.  

Buona lettura e buon ascolto! 

M.C. 

IL RACCONTO / “MILIARDI DI STELLE”  (QUANDO L’ESTATE VA VIA)

Quando l’estate va via. Quando un amore va via…

 

Il fuoco  non  riscalda, dovrei avvicinarmi di più.

La  brezza del mare ne attenua il calore per accarezzare le mie spalle nude.

Alcune ciocche di capelli  mi coprono il viso per danzare insieme a queste ritmiche vibrazioni dell’aria. Sfuggono così al tentativo di tenerle legate con una penna.

Sì, a reggermi la chioma in un’improbabile acconciatura, c’era una penna.

Doveva servirmi per scrivere, era questa la mia intenzione.

Scrivere durante un falò di fine estate!

Io sono fatta così.

C’è chi suona la chitarra, chi canta, chi mangia un trancio di pizza o beve birra; chi chiacchiera e chi si è appartato per vedere le stelle.

Io, invece, mi sono allontanata per buttare giù un po’ di pensieri.

Per concedermi una manciata di minuti tutti per me e poi tornare, allegra e spensierata, tra gli altri.

Tra questi amici incontrati soltanto qualche settimana fa, anche se mi sembra di viverli da sempre.

Quando ci sono le affinità, non è necessario un tempo lungo per stringere i legami.

D’estate è più facile imbattersi in nuove amicizie, ma è singolare  abbia conosciuto  queste persone proprio quando mi son detta: “Parto da me”.

Quando ho compreso di avere un universo dentro, ne ho trovati anche altri fuori.

Avrei tanto da raccontare su questa estate 2018 che sta sgusciando via, forse troppo in fretta.

Ricordi e sensazioni, però, si aggrovigliano nella mente senza un ordine.

E allora i fogli sparsi ai miei piedi sono rimasti bianchi.

Alcuni son volati via vicino alle bottiglie di birra, sui cartoni delle pizze, tra gli spartiti musicali,  nei paraggi della chitarra. Qualcuno è addirittura a un passo dal fuoco.

Mi avvicino al falò  e raccolgo questi pezzi di carta, spersi e frammentati come i miei pensieri.

Pensieri che voglio lasciare come sono.

A volte anche la confusione ha un suo perché.

L’Universo non è forse nato da una caotica esplosione?

Fuoco dal fuoco.

Fiamme vitali che bruciano in ognuno di noi.

Penso alle fiamme che ho dentro e a come sprigionarle dalla mia severa sorveglianza.

Perché a scrivere per essere letti si rischia di mascherare troppo.

Le emozioni, invece, dovrebbero scorrere in piena libertà.

Ecco, tra le varie riflessioni che avrei annotato stasera, ci sarebbe stata di sicuro anche questa: “Liberare il proprio fuoco”.

Il fuoco, l’elemento primordiale.

L’energia creatrice allo stato puro.

Racimolo i miei fogli e lascio che il calore del focolare abbia pian piano la meglio sulle prime frescure settembrine.

Un leggero brivido mi attraversa la schiena, il mio corpo è in bilico tra i tremolii del venticello marino e i tepori delle  fiammelle scoppiettanti.

Il fuoco e le sue scintille, così evanescenti, così sfuggevoli.

Piccole scie di luce vibrante.

Come le stelle.

Il fuoco delle stelle, dei miliardi e miliardi di stelle.

Tutte ad esibirsi per noi, in uno spettacolo senza fine, che si ripete ogni notte.

Squarci luminosi che bucano il cielo nero.

Non dovrebbe mai smettere di meravigliarci lo spettacolo delle stelle.

Nemmeno quello del Sole, la nostra stella madre.

Il Sole, che con le sue aurore e con i suoi tramonti colora il cielo di infinite sfumature.

Dovremmo guardarlo ogni giorno il cielo.

Come abbiamo fatto per la lunga eclissi lunare di qualche settimana fa: tutti ad alzare gli occhi in su, per contemplare le suggestioni astrali della sfera celeste.

Sì, avrei scritto anche della fascinosa luna rossa del 27 luglio in questi miei fogli bianchi, che adesso accartoccio tra le mani.

E poi avrei raccontato dell’aurora di una calda mattinata d’agosto, quando tra i monti spuntavano le prime timide luminescenze solari, quando il nero della notte si lasciava inondare dai bagliori rosati in un silenzio così surreale, da non sembrare vero.

Una, due, tre aurore.

L’alba mi aspetta.

Nessun dorma.

In questa estate 2018 ho imparato a vivere la notte, a cantarla e ballarla con i suoi miliardi di stelle.

Ho fuggito il sonno  per seguire i ritmi vorticosi della vita, che quando chiede di vivere, non devi tirarti indietro.

Questo è stato il tempo della vita che pulsa, che detta le sue sregolate regole.

In fondo è così che immaginiamo da sempre l’estate: una stagione densa di emozioni, di nuove conoscenze, di pienezza di vita.

E quando questa stagione  se ne va, porta via con sé anche un pezzo della nostra storia.

A volte ci fa lasciare indietro qualcosa o qualcuno, che non può più fare parte di noi.

Un valore, un’idea, un pensiero.

Un’amicizia, un amore.

Le persone che ci sono accanto non è detto lo siano a vita.

Alcuni restano, altri se ne vanno. Oppure siamo noi ad allontanarli.

Probabilmente non torneranno più, né noi li faremo tornare e si frantumerà così l’idea in cui la nostra mente s’incastra per dare un senso al tutto: l’idea del “per sempre”.

Ma ho imparato che anche se qualcuno  fa parte del nostro vissuto per un  tempo piccolo,  può avere un gran significato.

Può diventare una preziosa meteora che in qualche modo ci fa brillare.  E forse anche noi le daremo un po’ della nostra luminosità.

Siamo flussi di  energia che scorre.

Siamo tracce di luce spesso destinate ad allontanarci dalla vita dell’altro, ma senza scomparirne mai del tutto.

Perché i bagliori luminosi sono immortali, sfidano il tempo.

Restano in  un “per sempre” scolpito nella memoria dell’anima, lì dove si trova un senso per ogni cosa.

Prendo la penna, recupero uno dei fogli e scrivo: “A volte un solo battito d’ali può essere più emozionante di un lungo volo”.

Voli che vanno via, voli che restano, voli che arrivano.

Questa, per me, è stata l’estate dei nuovi incontri, ma anche l’estate degli addii.

Di chi non è restato.

Ho detto addio a chi ho compreso di dover lasciare andare.

Perché a trascinare una storia,  si rischia di logorarne il vissuto e di annientarne  anche le memorie più belle.

I ricordi, invece,  vanno protetti.

Sono tracce di luce.

Come le stelle.

Anche adesso, in questa sera di fine settembre,  ne vedo luccicare davvero tante.

L’estate va via e a me viene da fare dei bilanci, un po’ come succede con l’inizio del nuovo anno.

In questi ultimi mesi ho imparato a stare bene anche da sola, finalmente.

Perché la  felicità non può dipendere in gran parte da chi si ha (o non si ha) accanto.

Perché nessuna amicizia e nessun amore andrebbero gravati del compito di riempire un’altra vita con la propria presenza o di svuotarla con la propria assenza.

La solitudine spaventa. Ci vuole coraggio ad abbracciarla, a brillare di luce propria per imparare a circondarsi soltanto di luci vere.

Non si dovrebbe aver paura a restare soli. Piuttosto bisognerebbe temere di restare con chi non sa apprezzare la nostra luminosità, con chi non riesce a nutrirsi dei nostri bagliori.

Mi basto io.

Bastano  questi miliardi di stelle che brillano per me in tutto il loro splendore.

Lui invece no,  ormai non brilla più.

La sua luce si è offuscata proprio in questa stravagante estate del 2018.

Dopo mesi e mesi di  emozioni e tormenti.

Dopo che  mi aveva dedicato “Perfect Symphony” di Ed Sheeran. La versione in coppia con Bocelli, però.

“Sei la mia donna … nulla è impossibile…”

E invece no:  nulla è stato possibile tra noi.

Non sono la sua donna, non lo sono mai stata.

Forse perché non sono la donna di nessuno.

Appartengo solo a me.

Piccola stella senza cielo”, mi cantava.

Era la sua canzone preferita, mi aveva dedicato anche questa.

Chissà, credo in cuor suo sapesse da sempre del nostro epilogo.

Troppi ostacoli tra noi.

Ero la sua stella. Ma lui non era il mio cielo.

Un giorno eravamo il Tutto, un altro il Niente.

Splendevamo e ci eclissavamo a seconda degli intricati pensieri sul nostro “essere noi”.

“Ci incanteremo mentre scoppi in volo… Ti brucerai, piccola stella senza cielo…”

Sì, mi brucerò.

A brillare di luce mia, fino a scoppiare in volo.

Senza di lui e senza nessun altro.

Incantatevi a guardarmi. Io vado avanti, piena di nuove energie.

Perché ho compreso che l’amore è dentro me.

In tutto ciò che do. In tutto ciò che faccio.

E´ dentro questa estate che se ne va.

L’amore che non c’è più, lo cerco nei miliardi di stelle che mi sovrastano, nello spettacolo di un’aurora o di un’eclissi lunare.

Lo scopro nelle persone che mi sono accanto oggi e che magari resteranno con me  domani.

Perché esistono anche legami  talmente forti da durare una vita.

A volte.

Lui, invece, non è rimasto.

Fa parte di quegli incontri che a un certo punto esauriscono  il loro compito e non donano più luce.

All’improvviso si dissolvono come le scie delle stelle cadenti che solcano il cielo nero.

La loro scia, però,  se sono state luci forti, continua a brillare nel cielo. Tra i miliardi e miliardi di stelle.

“Dai, vieni a cantare!”

Lascio andare i fogli, la penna ed i pensieri e torno tra gli altri. A cantare “Quando l’estate va via”…

“… E passerà alla storia questa estate del ’18… tutti un po’ presi a male senza Italia nel mondiale, con l’eclissi lunare che ci fa guardare su e che ci fa vedere dal cielo che lo spettacolo più bello del mondo non passa per la TV… che sei soltanto tu, che ti stupisce ancora un’aurora, quando la festa è finita, ma in testa la musica ti suona ancora… Quando l’amore non c’è, è tutto ciò che fai, è tutto ciò che dai… Quando l’estate va via, si scioglie la compagnia, tanto ci si rivede oppure no… Restiamo ancora un’altra notte qui a brillare con miliardi di stelle, miliardi di stelle, miliardi di stelle…”

Mariaelena Castellano

LA CANZONE / PER L’ASCOLTO E LA VISIONE DEL VIDEO  “QUANDO L’ESTATE VA VIA” (MILIARDI DI STELLE) DI NICOLA CASO, CLICCA QUI.