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Nonostante il “feeling” e le “madonne di cose” qualcosa inizia ad incrinarsi all’interno di quello che gli inquirenti definiscono Comitato d’Affari.

Infatti, dopo la riunione del 27 dicembre del 2014 presso la sede della CIL, l’ingegner Elefante incontra separatamente il costruttore Giuseppe Passarelli. Passarelli in quella sede esprime alcune perplessità in ordine al prosieguo dell’intervento nell’area ex Cirio.

Elefante dopo pochi giorni (arriviamo al 30 dicembre) telefona ad Adolfo Greco e gli riferisce i contenuti della chiacchierata con Passarelli. In un passaggio della telefonata Greco precisa…

Noi siamo stati chiamati…dice ci sta questa cosa…portiamo avanti…eh eh.

Secondo gli inquirenti questa affermazione lascerebbe intendere che il progetto di riqualificazione dell’area ex Cirio faccia capo anche ad altri soci occulti che agirebbero nell’ombra. In pratica loro sarebbero stati investiti quali testa di ponte visibile per l’attuazione di questo importante progetto finanziario. Non a caso, come riportato sempre nell’informativa, Greco nella telefonata indicherebbe anche una strada alternativa da percorrere…

…incominciamo a fare una cosa con quell’altro.

Elefante, però, si mostra preoccupato fa sapere che è lui…

…che ha fatto…che ha corso un rischio…

…ma ora vuole capire altrimenti si ferma.

Si ferma ma è amareggiato, perché – come riferisce – da una parte il giorno prima avrebbe ricevuto un verbale in cui si dice che è tutto o posto e sistemato, poi dall’altra parte ci sarebbe questa situazione di Passarelli.

Alla fine Greco ed Elefante si accordano per fissare un appuntamento a breve, anche a Piano di Sorrento, presso la sede della SAEC, la società che fa capo all’ingegnere.

Poche ore dopo però, gli inquirenti intercettano anche una mail inviata sempre da Elefante a Greco. Dal testo della missiva, scrivono ancora gli inquirenti, appare evidente quanto lo stesso Elefante abbia consapevolezza del ruolo chiave assunto per favorire il gruppo nella realizzazione del progetto di riqualificazione dell’area ex Cirio.

Elefante nella mail parte da lontano. Dal 2010, quando per la prima volta iniziarono a parlare della vicenda. Ribadisce che sin da subito aveva messo in chiaro che non cercava un incarico professionale fine a sé stesso. Che non avrebbe mai chiesto soldi per quello che andava a fare professionalmente. Poi parla del coinvolgimento di Passarelli e del fatto che…

…abbiamo dovuto fare delle cose incredibili che certamente non ti riassumo ma che forse a qualcun altro assente dovremmo sicuramente ricordare per non sentirci dire, al momento opportuno, ma poi che cosa in fondo in fondo avete fatto?

Di qui lo sconforto proprio mentre le cose si stanno per concretizzare…

…grazie alla nostra tenacia e al nostro sacrificio economico.

Chiede chiarezza insomma l’ingegnere, ma non tutto quadra, come rilevano sempre gli inquirenti.

Infatti qualche giorno dopo la mail inviata a Greco, Elefante invia un sms a Passarelli in cui gli annuncia di aver scritto la mail a Greco

…per responsabilizzarli.

Un comportamento, quello di Elefante, che nell’informativa viene definito poco comprensibile. Perché con l’sms dimostrerebbe una certa empatia con Passarelli, empatia che contrasterebbe con il tenore della mail inviata a Greco e con la precedente conversazione telefonica. Insomma la condotta di Elefante non appare precisamente codificabile, come confermato anche da una successiva telefonata avvenuta il 4 gennaio del 2015 tra lo stesso ingegnere e Greco. Una telefonata in cui Greco risponde di fatto alla mail di Elefante addossando tutte le responsabilità a Passarelli. Elefante, invece, prova a giustificare il costruttore dicendo che i dubbi di quest’ultimo potrebbero essere fugati a seguito di un incontro a cui magari far partecipare anche il commissario ad acta.

C’è poi un ulteriore passaggio, ancora in corso di attenta analisi, nel quale Greco fa riferimento ad un atto di riconoscenza da dividere plausibilmente in due tranche.

Nei confronti di chi sarebbe questo atto di riconoscenza e per quali ragioni non si capisce.

In effetti il passaggio è davvero criptico e ben può significare altro perché Greco così si esprime…

…allora ci vediamo e la prima cosa…diamo…avviamo quello lì prima…poi alla fine logicamente noi gli diamo il senso…la riconoscenza e poi finita l’opera stabiliamo che gli dobbiamo dare quell’altro e andiamo avanti.

La telefonata si chiude con Greco che promette di fissare un nuovo appuntamento in cui coinvolgere Polese anche per…

…iniziare quell’impegno che tu giustamente stai portando avanti con lo studio tuo…hai capito o no? eh, eh, lo mantieni paghi i tuoi collaboratori…hai capito in modo che vediamo in che modo procedere.

Elefante chiede di accorciare i tempi e fa sapere che la conferenza non è stata ancora convocata.

Poi l’omissis.

Da pagina 637 in poi non si sa cos’altro succede. Non si sa cosa dice l’informativa, ma si sa cosa accade ufficialmente.

Il 16 gennaio del 2015 viene indetta la conferenza di servizi ed i lavori iniziano il successivo 4 febbraio. Si acquisiscono i primi pareri favorevoli: quello dell’ASL e quello della Napoletanagas. Ci si aggiorna al 13 marzo successivo, quando arriva anche la relazione istruttoria favorevole da parte del RUP.

Poi iniziano i primi problemini con la Soprintendenza che sulle prime esprime un parere contrario. Nuovi incontri, modifiche e finalmente a settembre del 2015 il via libera ambientale. Dopo qualche peripezia – anche dovuta al commissariamento del Comune di Castellammare di Stabia a seguito delle dimissioni dell’ex Sindaco Nicola Cuomo – il 13 aprile del 2016 arriva il tanto agognato permesso a costruire.

Da allora però i lavori non sono mai iniziati. Tutto sembra essersi fermato e, soprattutto, Passarelli si è alla fine sfilato del tutto dall’operazione.

Quello che gli inquirenti avevano definito il Comitato d’affari ha perso dei pezzi.

Ironia della sorte, due di quei pezzi (l’ingegnere Elefante ed il costruttore Passarelli) li ritroveremo pochi mesi dopo a Piano di Sorrento, nel progetto di restyling di Piazza Mercato.

Questa volta Elefante e Passarelli sono su posizioni sostanzialmente contrapposte.

Si tratta però di un’altra storia che nulla ha a che vedere con questa che vi abbiamo narrato. Una storia di cui più volte ce ne siamo occupati in passato.

La nostra inchiesta finisce qui. Resterebbe da tirare le conclusioni, quelle però le lasciamo al Presidente. Se ne vuole occupare di persona ed è giusto così.

(FINE QUARTA ED ULTIMA PUNTATA)

Clan di Bertoldo