E’ così.

Non sto impazzendo e sono anche sobrio.

Oggi mi sento un po’ 5 Stelle.

Non per le sortite di Luigi Di Maio sul reddito di cittadinanza o di Danilo Toninelli sulla TAV. Non per le sfanculate di Alessandro Di Battista alla Francia o alle giravolte di Giulia Grillo sui vaccini.

Mi sento un po’ più 5 Stelle per quel che stanno facendo i Sergio Puglia, le Virginia La Mura, le Carmen Di Lauro e, soprattutto, i Luigi Gallo.

I mediani. Quelli del lavoro oscuro di centrocampo. Quelli che raramente ti trovi in tivvù, ma che però puntualmente incroci sui territori di provenienza. 

Housing sociale di Sant’Agnello, housing sociale di Sorrento, Conservatorio Santa Maria delle Grazie, Villa Giuseppina, Piano sociale ai Colli, acqua pubblica e, da ultimo, vicenda GORI.

Loro ci sono. Fanno sentire la loro voce. Si espongono. Si schierano. Dicono la loro. Certo non saranno incisivi e preparati come i Ferdinando Imposimato, i Guido Pollice e gli Antonio Parlato degli anni ’80. Come l’ex PCI e l’ex MSI. Però ci sono.

Per il resto il niente assoluto, fatta eccezione per una apparizione da meteora di Matteo Orfini del PD.

Tutti gli altri dribblano. Si girano dall’altra parte. Compreso quella Lega sempre più impegnata a reclutare Amministratori locali vagabondi e, quindi, a sfuggire alla trattazione di argomenti scottanti e imbarazzanti. 

Allora, non me ne voglia nessuno, ma se oggi si andasse a votare, la tentazione di rimettere la croce su quelle 5 Stelle l’avrei tutta. 

Se non altro per premiare quei mediani che, pur con i loro limiti, mi danno la sensazione di voler uscire dal campo con la maglietta sudata.

Johnny Pollio