Ho conosciuto Enzo Ciniglio nel 2012, quando la Circumvesuviana stava vivendo un periodo nero, anzi nerissimo.

Lui, pendolare: un capopolo.

Io, lavoratrice/utente, consigliere comunale di minoranza, affezionata alle partite impossibili e alle questioni di principio.

Coinvolta in una delle iniziative a sostegno della Circumvesuviana. Enzo si presentò a me e ai pochi altri “Sorrentini” presenti, dicendo che se si erano smossi i salottieri della Penisola, così poco inclini alle proteste di strada, la situazione doveva essere davvero grave. Dopo poco tempo nacque una manifestazione importante con l’occupazione pacifica della stazione di Porta Nolana e con l’arrivo dei vertici aziendali e regionali a promettere una svolta.

Gli anni son passati, le iniziative, anche grazie ad Enzo, non si sono mai fermate, ma si sono attenuate in uno alla attenuazione della caduta della Circumvesuviana. Sembrava che la marcia si fosse debolmente invertita e invece la realtà ci ha detto ben altro.

Siamo al collasso!

Soppressioni, guasti, ritardi, blocchi, carenze di materiale e poi ancora furti, risse, aggressioni e via discorrendo. Tutto nell’ordine della normalità. Tutto diventato talmente normale, da indurre a ritenere non più sufficiente la pur imponente protesta social.

Occorreva nuovamente un segnale reale, concreto come il tabellone che, all’improvviso, ti indica che la partenze è stata cancellata.

In pochi giorni è spuntata una locandina con un appuntamento preciso: 11 luglio ore 10,00 a Porta Nolana. Per me è stato quasi naturale. Un dovere da conciliare con gli impegni di lavoro. All’arrivo a Napoli ho riassaporato la stessa atmosfera del 2012: gli striscioni, i cartelli, le medaglie, i gadget, i capopolo con Enzo in prima fila, qualche poliziotto, una parte dei dipendenti EAV propensi al dialogo e, per quanto possibile, al sostegno, i giornalisti della carta stampata e del tg…la differenza, però, nelle presenze.

Poche!

Mi sono voltata a cercare qualche “paesano”, ma manco l’ombra. Mi ha rincuorato solo l’arrivo baldanzoso di una santanellese, Ester Di Maio, contenta di aver chiesto un’ora di permesso a lavoro per poter dare il suo contributo.

E i vertici aziendali e i politici regionali e i sindaci, o altri rappresentanti, dei comuni interessati?

Nisba!

Un inspiegabile vuoto cosmico, tipico di una politica che vive su un altro pianeta (ovviamente, non servito dalla Circumvesuviana!). A parte la presenza dell’on.le Cesaro jr., gli altri erano tutti impegnati in una cruciale riunione sul punto, guarda caso, fissata in contemporanea.

Riunione in realtà saltata perché, nel classico schema dello scaricabarile all’italiana, ciascuno dei protagonisti ha gettato la colata sugli altri.

Geniali!

Solo il Comune di Sant’Agnello e quello di Sorrento, tramite gli assessori Gargiulo e Coppola, hanno onorato comunque l’invito e di questo va dato atto. Se Peppe e Massimo, però, ci avessero raggiunto a Porta Nolana, oltre a manifestare vicinanza agli utenti, avrebbero fatto molto di più per la causa.

Già, perché senza che ci prendiamo in giro, il problema non lo risolve certo né un incontro, né una manifestazione, però il segnale che lancia la seconda è ben più forte. Il segnale di un popolo (che poi sono gli elettori)  che è stufo e lo dice non cliccando sui tasti di un pc, ma sacrificando un’ora, per metterci la faccia, per esporsi davvero! E chi ci mette la faccia e si espone attira l’attenzione e un po’ fa paura!

E’ vero che siamo nell’epoca dei social, ma le proteste virtuali, seppur valide, rischiano di avere quasi lo stesso peso dei like messi ai post del governante o del potente di turno.

La piazza vuota o piena invece conta ancora e questo chi di dovere lo sa bene.  A giudicare il malcontento che desta questa situazione, ieri – senza ricorrere all’aiuto di quelle “categorie” che spesso vengono coinvolte per garantire i numeri – la stazione doveva essere zeppa di manifestanti. Invece, a contarci, arrivavamo ad una trentina e anche se, come ha detto simpaticamente un macchinista, siamo bastati a far venire il mal di pancia “ai colletti bianchi”, non ci si può ritenere pienamente soddisfatti. 

Ieri è stata persa un’occasione, un’occasione per scrivere a caratteri cubitali che la misura è colma.

E l’abbiamo persa soprattutto noi, i salottieri della stupenda Penisola Sorrentina, perché la nostra voce – vuoi per l’etichetta che dalle curve di Vico in poi ci hanno cucito (e ci siamo cuciti) addosso, vuoi perché effettivamente un peso (economico) in Regione pur lo abbiamo –  avrebbe fatto rumore.

Il trasporto pubblico è vitale e va difeso con le unghie e con i denti.  In questa difesa occorre stabilire che panni indossare. I panni delle  pacche sulla spalla, degli incontri con le fasce tricolore a baci e abbracci, dei proclami trionfali ad annunciare l’abbellimento di questa o quella stazione (tanto per distrarre dall’essenziale), per ora, non hanno portato da nessuna parte.

Il treno è fermo su un binario morto.

Forse è il caso di cambiare linea e di metterci tutti insieme la faccia…e la fascia!

Anna Iaccarino