COMUNICATO STAMPA

Nell’ultimo consiglio comunale siamo stati costretti ad assistere all’ennesimo teatrino fatto di mancanza di rispetto, arroganza e isolamento.

L’inizio è stato di quelli cui siamo abituati, con le consuete frasi del tipo: «Io sono il Sindaco, la massima autorità in materia sanitaria»; ma quando si è soliti rimarcare una posizione autoritaria, è chiara la debolezza del comando e la sensazione che la sedia stia traballando.

Invece non è chiaro quali siano i paventati procurati allarmi, giacché la situazione è tragica ed è sotto gli occhi di tutti.

Potremmo comprendere la retorica volta alla rassicurazione, all’incoraggiamento alla cittadinanza da parte del Sindaco, ma se ciò coincide con il preciso istante in cui la casa brucia, è un atteggiamento da considerare intellettualmente poco onesto.

Dopodiché abbiamo ascoltato nitidamente lo sgarbato fuori onda, che tradotto e ripulito può essere riassunto in un: «Ma a chi vogliono scocciare ancora con piazza della Repubblica». È invece evidente che, a parte la difesa d’ufficio del Sindaco, ci troviamo di fronte al peggio. Infatti, non è vero che non si è fatto nulla: per anni sono stati realizzati atti sbagliati, a partire dalla delibera di consiglio con cui si affermava che il progetto era rispondente appieno all’idea dell’amministrazione. Quel progetto che non sarà mai realizzato e che andrà ad arricchire la bacheca dei fallimenti di questa maggioranza, testardamente ostinata a difendere l’indifendibile.

E dopo tanti “NO” pronunciati da una maggioranza blindata e orba, al punto da votare contraria anche all’obbligo di redigere i P.U.C. (progetti utili alla collettività) finalizzati ai percettori del reddito di cittadinanza, una siffatta serata non poteva concludersi senza la classica ciliegina sulla torta.

Ovviamente il pasticciere, o meglio, il pasticcione, è il Sindaco che, dopo aver sentito le motivazioni per cui la minoranza non partecipava al voto di un atto non caricato sulla piattaforma informatica, fa l’istrione ironizzando sul fatto che le opposizioni fossero andate a nanna nel mentre la maggioranza compatta, era lì a sudare le sette camicie per il bene del paese.

Magra figura, erano tutti lì a seguire la votazione con telecamere e microfoni disattivati, come a simboleggiare la classica uscita dall’aula, proprio come si fa per non commettere un “falso ideologico” quando si vota un qualcosa di cui non si ha contezza. Ed è proprio ciò che ha fatto prontamente notare Salvatore Mare seguito da Monia Cilento e via via tutti gli altri consiglieri di minoranza.

Quello che ancora non si è capito è che di fronte a eventi eccezionali, quali la pandemia che stiamo vivendo, le risposte devono essere straordinarie; trincerarsi dietro al COC e alle comunicazioni social da parte del Sindaco, è veramente miope e inopportuno. Votare contrariamente ad un allargamento partecipativo e consapevole per affrontare le criticità del momento, ci fa comprendere quale sia la considerazione dell’amministrazione verso le opposizioni e le categorie produttive e sociali del paese.

Non vediamo l’ora che questa arroganza sia spazzata via dalle prossime elezioni.