Questa pianta non è stata dichiarata di immediato pericolo, il pericolo sta se viene una tromba d’aria o un vento fortissimo. La può abbattere

Basterebbero queste parole, dichiarate nella parte finale dell’intervista rilasciata dal signor Michele Castellano al giornale on line Positanonews, per far capire che la vicenda del pino di Piazza Mercato è una cagata pazzesca come avrebbe detto il compianto ragione Ugo Fantozzi (al secolo Paolo Villaggio).

Con una tromba d’aria o con un vento fortissimo potrebbe essere abbattuta non solo quella pianta, ma tante altre. Non solo alberi, ma anche antenne, cornicioni, lampioni, luminarie di Natale (questo è il periodo tra l’altro). Anche insegne a bandiera, però, come quelle installate all’esterno dell’area dove sorge il pino.

Insomma sarebbe un’ecatombe, speriamo non accada.

Chi è però Michele Castellano?

Nell’intervista Castellano conferma di essere il titolare ed il responsabile, in quanto il pino ricade nella sua proprietà.

In realtà non è proprio così.

Castellano è eventualmente il responsabile di certo non il titolare. Titolare dell’area dove sorge il pino non è una persona fisica, ma una società: la Vinicola De Rosa s.r.l. Una vecchia società, costituita nel 1957, di cui Castellano è per l’appunto il Presidente del Consiglio di Amministrazione. La società ha un capitale di 102.433,50 euro che è così suddiviso: una quota di poco inferiore al 5% è detenuta da De Rosa Annamaria; una quota di poco superiore al 5% da De Rosa Livio, una quota pari a circa il 12% da De Rosa Lino. Il resto invece fa capo ad altre due società: la Derfin srl e la Castelfin srl. La prima ha circa il 50%, la seconda il restante 28,33%.

A loro volta la Derfin srl e Castelfin srl fanno capo alle famiglie De Rosa e Castellano.

La Vinicola De Rosa s.r.l. non ha neanche la sede in Corso Italia n. 372, vale a dire dove si trova il famoso pino. La sede della Vinicola De Rosa s.r.l. è a Sorrento, alla via Correale numero 13.

C’è un’altra società però che – pur non essendo proprietaria – ha sede ed opera al numero 372 del Corso Italia di Sant’Agnello (Piazza Mercato). Un’altra società a responsabilità limitata. Si chiama CAVIDE srl.

La CAVIDE srl è anch’essa alquanto vecchia, risulta costituita nel 1974, ma iniziò la sua attività nel 1980. Si occupa di torrefazione del caffè ed import/export. E’ amministrata da un Consiglio di Amministrazione presieduto da Gargiulo Salvatore.

La proprietà appartiene: per il 40% a Castellano Livio (socio pure della Vinicola De Rosa), per il 26% a De Rosa Lino (anch’egli socio della Vinicola De Rosa) e per il restante 34% a Massa GiuseppeMassa è l’unico che non ha a che fare con la Vinicola De Rosa. Massa, per la cronaca, è il padre di un altro Massa: Attilio. Consigliere più votato alle elezioni dello scorso giugno e poi promosso Assessore nella Giunta guidata dal Sindaco Piergiorgio Sagristani.

Massa Attilio tra le sue deleghe ha anche quella al verde, ma quello pubblico non quello privato, come nel caso del pino di Piazza Mercato.

Mettiamo da parte Massa e torniamo all’intervista di Castellano. Del Presidente del C.d.A. della Vinicola De Rosa srl.

Castellano inizia il suo racconto da una lettera che il Comune di Sant’Agnello inviò alla sua società (in quanto proprietaria) il 16 gennaio del 2014. Nella lettera si intimava alla Vinicola De Rosa di mettere in sicurezza la pianta. In risposta a quella intimazione, la Vinicola De Rosa conferì un mandato ad un agronomo, al fine di redigere una perizia. Il 20 gennaio successivo (benché nella perizia evidentemente per errore viene indicato come anno il 2012), cioè dopo appena quattro giorni, la perizia fu consegnata.

L’agronomo incaricato scriveva che…

…La pianta, da un esame esterno, non presenta alcuna manifesta situazione fitopatologica in atto, il tronco è sano con corteccia integra, il colore degli aghi ed il loro sviluppo evidenziano lo stato di salute di una pianta vigorosa ed in salute.

Tuttavia, considerato che la pianta…

…sovrasta per intero la carreggiata della strada comunale e l’altra parte sovrasta l’entrata del magazzino privato e quindi un qualsiasi componente della vegetazione dell’albero che cada rappresenta un pericolo per la pubblica incolumità…per eliminare completamente il rischio di pericolo…si consiglia il taglio a raso dell’albero.

A firmare quella perizia era il dottor Giuseppe Coppola. Coppola pochi mesi prima aveva partecipato alle elezioni comunali ottenendo 304 voti. Risultò il quarto dei non eletti nella sua lista. La lista guidata dall’ingegner Gianmichele Orlando che perse le elezioni in favore dell’attuale Sindaco Piergiorgio Sagristani.

Dopo la perizia di Coppola l’albero non fu abbattuto e si provvide solo a metterlo in sicurezza con alcuni interventi.

Quella vicenda sembrava chiusa.

Lo scorso 9 novembre la storia però si riapre. Questa volta si invertono i ruoli. E’ la Vinicola De Rosa srl a scrivere al Comune e a dire che l’albero costituisce un pericolo per la pubblica incolumità. A sostegno delle sue preoccupazioni la società richiama la perizia del 2014. Quella redatta da Coppola, l’agronomo aspirante Consigliere comunale.

Coppola però nel frattempo non è più aspirante Consigliere comunale. E’ Consigliere comunale a tutti gli effetti. Eletto nel giugno del 2018 nello schieramento guidato da Sagristani. Quello che cinque anni prima aveva contrastato. Coppola nel frattempo è investito anche della delega alla Protezione civile.

In questa veste sarebbe dovuto essere quanto meno informato di cosa stava accadendo in relazione a quel pino che quattro anni prima veniva da lui periziato. Non possiamo sapere se è stato informato o meno dal Comandante della Polizia Municipale, anche in relazione alla scelta di coinvolgere i Vigili del Fuoco. Quello che sappiamo, però, è che Coppola la sera del 21 novembre scorso, quando si voleva fare la “festa” all’albero, era lì: a Corso Italia numero 372.

A Piazza Mercato.

In quale veste però?

Come delegato alla Protezione civile o come agronomo incaricato dalla società proprietaria del pino?

Una posizione che, se non volessimo definire conflittuale, appare quanto meno imbarazzante.

Un atroce scherzo del destino che rende la vicenda ancora più spinosa.

Un pasticciaccio.

Un pasticciaccio in cui ci è finita dentro, volente o nolente, anche la politica.

Clan di Bertoldo