Da dove vengo?

Ma soprattutto: che cosa sto facendo?

Eh.

Mi chiamo Valentina, perché mia madre in una domenica d’aprile del 1989 decise così, per farmi festeggiare l’onomastico insieme al mio papà, il 14 febbraio.

Qui spunta la prima radice: una radice d’amore, di sud, di tradizioni, di terra bagnata dall’acqua salata.

Una radice che negli anni si è conficcata e irradiata sempre più in profondità.

Sono nata a Sorrento, un posto magnifico, un presepe bellissimo, con pastori pieni di difetti di produzione, di quelli che vorresti sostituire ma non puoi perché hai perso lo scontrino.

Sono cresciuta collezionando conchiglie e raccogliendo i gelsi del vicino sulle spalle di papà.

Ballavo, ma ero scoordinata.

Studiavo ma parlavo troppo in classe.

Mi buttavo nelle onde alte fuori stagione ma poi mi veniva mal di testa.

Mi sono laureata in economia, mi sono specializzata in marketing, ho fatto due stage senza retribuzione, ho vissuto a Milano ad Agosto e a Lione a Gennaio sottozero. Ho scritto una tesi sulla qualità del servizio nei ristoranti stellati Michelin in un anno intero.

Ed ecco la seconda radice: una radice fatta di passione, di impegno, di sudore, di dedizione, di senso del dovere.

Mi sono innamorata. Ho creduto in amori che non meritavano niente e ne ho persi altri che invece sarebbero valsi la pena. Ho sofferto, ho riso, ho cantato. Negli anni ho scelto con cura chi mi sta accanto e ho sempre trovato conforto negli amici, nella famiglia e nel mare.

Posso montare un mobile Ikea, scaricare scatoloni, stirare camicie (anche se odio farlo) e indossare tacchi 15.

Sono ancora scoordinata, sfigata, con un’enorme voglia di fare e inguaribilmente romantica.

Ho tante colpe, pochi rimpianti, un esercito di rimorsi.

Ogni mia esperienza è una radice. Qualcosa che mi resta dentro e mi fa crescere, mi sostiene, mi dà forza.

Ed è per questo che ho scelto il nome Rareche (“radici” in dialetto napoletano).

Scrivo, faccio foto e coltivo per poter condividere un po’ di vita e di passione sotto forma di sapore e di tradizioni. È il mio modo per far conoscere a chi vorrà un po’ di essenza delle cose e le radici della nostra cultura.

Valentina Stinga

Sempe puozz’ aunnare comm’ aonn’ ‘o mare

Sempre possa prosperare come prospera il mare

Il verbo aunnare deriva da onna, l’onda del mare, e significa ‘godere di continui apporti’, come il mare sul quale ad onda sussegue sempre altra onda, incessantemente.

Fonte: “Viento ‘mpoppa – proverbi marinari sorrentini” di Roberto Vittorio Romano