Nel periodo classico, l’architettura greca si distingue per la piena conquista  dei principi di equilibrio e armonia, perseguiti  attraverso una sapiente applicazione di studi matematici e geometrici.

Questo percorso, avviato sin dall’età arcaica con la codificazione degli ordini dorico, ionico e corinzio, raggiunge adesso livelli di grande maturità espressiva, ponendosi come fondamentale riferimento per l’attività costruttiva dei secoli a venire.

Una mirabile testimonianza dello spirito innovativo e della straordinaria verve creativa che  anima il linguaggio architettonico del periodo classico si ha con la ricostruzione dell’Acropoli di Atene, nella seconda metà del V secolo a.C.

In età micenea, l’alto pianoro ateniese era sede del potere monarchico  costituendo una delle principali fortezze dell’Attica, cinta dalle possenti mura ciclopiche degli Achei.

Nei secoli successivi, l’area cambia vocazione e si converte in luogo di culto, ornandosi di edifici sacri, tra cui il tempio dedicato ad Atena, protettrice della città.

Tuttavia, nel 480 a.C. i monumenti religiosi dell’Acropoli ateniese vengono  devastati dai Persiani, che riescono così a infliggere un duro colpo alla città, lesa nel suo profondo rispetto per la religione.

Come monito per il futuro, in memoria di questo scempio subito,  tutti i resti degli edifici distrutti vengono seppelliti in una grande fossa denominata “colmata persiana“.

Diversi decenni dopo, Pericle, governatore di Atene, promuove un ambizioso progetto di ricostruzione, per  fornire di nuovo  una monumentale Acropoli alla sua città.

Dopo la sconfitta persiana, gli Ateniesi si sono posti alla guida delle altre poleis attiche e questo ruolo egemone necessita un riconoscimento anche attraverso la riqualificazione di una nuova, monumentale area sacra.

Così, nel 448 a.C., Pericle nomina Fidia sovrintendente ai lavori e avvia la realizzazione di uno dei complessi architettonici più significativi nella storia dell’arte.

Fidia, a quel tempo all’apice della sua gloriosa carriera, dirige con grande abilità e perizia tecnica l’intero cantiere occupandosi in prima linea della decorazione scultorea del Partenone, come evidenziato nella scorsa lezione.

Un gran numero di pittori, scultori e artigiani lavora a ritmi incalzanti al seguito del Maestro ateniese pervenendo a risultati sorprendenti.

In pochi decenni il programma di monumentalizzazione dell’Acropoli viene portato avanti in modo spedito  con la realizzazione del Partenone, dei Propilei, del tempietto di Atena Nike e dell’Eretteo.

IL PARTENONE (447-432 a.C.)

Il tempio dedicato alla dea protettrice della città, Atena Parthènos, Atena vergine, da qui denominato Partenone,  progettato dagli architetti Ictino e Callicrate, viene realizzato in marmo pentelico(*).

L’edificio ha pianta periptera (per la comprensione dei termini tecnici rimando alla lezione sull’architettura in età arcaica, dove ho già trattato le tipologie templari e i vari elementi architettonici) e presenta otto colonne doriche sui lati brevi e diciassette, ossia il doppio più uno, sui lati lunghi.

Pianta del Partenone

Il pronao e l’opistodomo, preceduti da una fila di sei colonne sempre doriche, sono ristretti, come anche la peristasi esterna. Ciò consente di conferire dimensioni più ampie ai vani interni, che risultano dunque più monumentali.

La cella giunge ai venti metri di larghezza ed è divisa in tre navate da un doppio ordine di colonne doriche, destinato a circondare la colossale statua fidiaca crisoelefantina raffigurante la dea Atena.

La sala del tesoro della Lega di Delo, situata in continuità della cella, è invece impreziosita da quattro slanciate colonne ioniche, disposte al centro a sostenimento del tetto.

Anche il fregio a decorazione continua che corre lungo la cella è ionico, a dimostrazione  dell’originale inventiva architettonica che inserisce elementi ionici all’interno di un edificio dorico, senza che venga meno il principio basilare di armonia dell’insieme.

Il Partenone, infatti, rappresenta il tempio classico per eccellenza, in quanto incarna alla perfezione i valori ideali di armonia, proporzione, senso di misura delle parti, equilibrio formale, sobrietà e compostezza.

Il tempio innalzato in onore di Atena si distingue per un’accurata applicazione di precise leggi geometriche e matematiche, fondate sul valore modulare di 4:9, una proporzione che si ripete per stabilire le varie distanze tra gli elementi, sia in pianta, che in alzato.

Come già in età arcaica, per evitare distorsioni visive legate all’imprecisione dell’occhio umano, sono state  inserite le correzioni ottiche capaci di rendere il Partenone un celebre modello di architettura ideale.

Le dimensioni maestose gli conferiscono, poi, un effetto di gran monumentalità, potenziato dalla suggestiva cromia dorata della tipologia marmorea adoperata.

I PROPILEI (437-432 a.C.)

Anche i Propilei, posti all’ingresso dell’Acropoli, sono realizzati in marmo pentelico e nascono dal progetto dell’architetto Mnesicle.

La struttura consiste in un portico dorico a doppio fronte esastilo, distinto all’interno in tre navate da due file di colonne ioniche e affiancato da due ali laterali simmetriche e con colonne doriche.

La presenza di una rampa d’accesso compensa i differenti livelli del terreno.

IL TEMPIETTO DI ATENA NIKE (449-421 a.C.)

Sul terrazzamento adiacente ai Propilei, sorge il piccolo tempio dedicato ad Atena vittoriosa, realizzato con la direzione dell’architetto Callicrate.

Si tratta di un raffinato edificio di ordine ionico, anfiprostilo e tetrastilo, in origine dotato di una ricca decorazione scultorea, con dieci Nikai di bronzo sugli acroteri, rilievi con scene di “Gigantomachia” e “Amazzonomachia” sui due frontoni e un fregio ornato con scene di battaglia e divinità olimpiche.

L’edificio, distrutto nel XVII secolo e impiegato come baluardo turco, è stato ricostruito in più fasi, a partire dal XIX secolo, impiegando i resti architettonici originali.

L’ERETTEO  (421-406 a.C.)

L’Eretteo, progettato dagli architetti Filocle e Archiloco, rappresenta l’area più sacra dell’Acropoli, in quanto sorge nel luogo dove, secondo il mito, si era svolta la contesa per il possesso dell’Attica tra Atena e Poseidone.

Il monumento, di ordine ionico, si erge su differenti livelli, seguendo la conformazione del terreno. Ne deriva una pianta asimmetrica e molto articolata, caratterizzata da un’originale distribuzione dei vari ambienti di culto.

In particolare, sul lato sud-ovest, si può ammirare la celebre Loggia delle Cariatidi, dove sei korai si ergono come raffinate colonne a sostenere la trabeazione, con le loro vesti scanalate dalle fitte pieghe.

L’imperturbabile espressione dei volti e la robustezza dei corpi creano uno scenario di elegante austerità.

E’ bene precisare che le statue visibili oggi sono delle riproduzioni. Cinque delle korai originali, infatti, sono conservate nel Museo dell’Acropoli di Atene, mentre la sesta si trova nel British Museum.

Da questa lezione è emerso come il complesso monumentale dell’Acropoli di Atene esprima pienamente lo spirito del linguaggio architettonico greco del periodo classico.

Nel prossimo appuntamento, per avere un quadro più esaustivo e completo, esamineremo anche alcune  tipologie edilizie dell’architettura civile.

Mariaelena Castellano

IMPARIAMO I TERMINI

(*) MARMO DEL PENTELICO:  marmo a grana fina, leggermente opaco, estratto dal monte Pentelico, in Grecia, celebre nell’antichità proprio per le sue cave di marmo bianco, tuttora in parte sfruttate.

Il marmo del Pentelico veniva usato dagli artisti greci per la statuaria e per l’architettura e anche largamente esportato. Esposto agli agenti atmosferici, assume col tempo una caratteristica patina calda e dorata.