Nell’Età Romanica, l’attività edilizia riceve uno straordinario impulso, poiché la ripresa della vita urbana e le esigenze di nuove architetture religiose sono alla base del fervore costruttivo che anima l’Europa in questi secoli. Le città si dotano, infatti, di edifici pubblici e privati, mentre la Chiesa, desiderosa di  ingerire sempre più nel potere temporale, necessita di strutture più capienti, capaci di assolvere anche a funzioni civili.

L’Architettura Romanica sviluppa un linguaggio che, pur rivelandosi nelle sue differenti espressioni a seconda dei luoghi di diffusione, assume comunque un carattere unitario, riscontrabile nell’adozione costante di determinati elementi e nella volontà di sperimentare soluzioni nuove, donando agli edifici una maggiore solidità e una più complessa articolazione degli spazi.

In questi anni di gran fermento edilizio, i volti delle città europee sono trasformati da estesi cantieri che spesso richiedono tempi molto lunghi.

A capo dei lavori, s’impone la figura del magister murario, personalità esperta, provvista di tecniche ed esperienze accumulate negli anni, anche a seguito di viaggi. Egli impartisce ordini e coordina l’attività di operai, muratori, carpentieri e tagliapietre. Non si avvale ancora di un disegno progettuale, ma fonda la sua perizia sull’esperienza diretta, avvalendosi di un’idea iniziale ben precisa con cui impostare il tutto.

Un banco di prova fondamentale per un magister murario è fornito, in particolare, dal crescente numero di nuove costruzioni religiose, per le quali si privilegia la soluzione planimetrica a croce latina distinta in tre o, raramente, cinque navate, e provvista di transetto e cripta, come già nella tipologia basilicale definitasi nei secoli precedenti.

Le facciate risultano di diverse tipologie, ma le soluzioni più frequenti sono quelle della facciata con tetto a capanna, ovvero con due spioventi, e della facciata con tetto a salienti, cioè con più spioventi posti a differenti altezze.

Tipico elemento decorativo della facciata romanica è il rosone, ampia finestra circolare posta in asse con la navata centrale e, a volte, anche con quelle laterali. Si tratta di un motivo ornamentale già presente in Età Tardo Antica e altomedievale, ma che trova una più compiuta diffusione in questa fase, assumendo caratteristiche differenti a seconda dei casi, passando dalla variante di un semplice vano racchiuso da una cornice circolare a più complessi motivi decorativi di diaframmi marmorei a colonnette o da intrecci di racemi.

Un altro elemento che compare spesso nelle costruzioni di questo periodo è il protiro, un piccolo portico addossato al portale principale e sostenuto anteriormente da due colonne o pilastri in genere poggianti su sculture di leoni o grifi.

Gli spazi interni sono invece caratterizzati dalla frequente presenza del matroneo e del presbiterio rialzato, quest’ultimo diffusosi per inglobare meglio le sottostanti volte della cripta, nonché per consentire ai fedeli una migliore visione della celebrazione.

Il matroneo, ovvero una galleria sopraelevata posizionata al di sopra della navata laterale, inizialmente era concepito come spazio destinato alle donne, come attesta la sua nomenclatura. Adesso si configura, invece, come struttura autonoma destinata a rinforzare la stabilità dell’edificio, nonché a elevare l’altezza della navata centrale, su cui affaccia attraverso ampie arcate a tutto sesto oppure aperture a bifora, trifora o quadrifora(*).

Tra le caratteristiche fondamentali del linguaggio architettonico romanico si distingue, in particolare, l’uso della volta a crociera, che s’impone sulle strutture a capriate lignee e sulle più massicce volte a botte.

Tale sistema di copertura – consistente nell’incrocio perpendicolare di due volte a botte –  è conosciuto sin dall’epoca romana, ma trova soltanto adesso la sua più concreta applicazione, fino a diventare elemento caratterizzante delle costruzioni romaniche.

A differenza di quanto avveniva in epoca romana, la volta a crociera si avvale adesso sia di una maggiore elasticità che le consente di scaricare anche spinte laterali, sia di archi di sostegno diagonali, chiamati costoloni o nervature, utilizzati come sistema di rinforzo.

E’ proprio dall’impiego della volta a crociera che deriva il tipico aspetto maestoso, massiccio e imponente dell’edilizia di questi secoli.

Per contrastare le spinte scaricate attraverso i quattro archi a tutto sesto che delimitano la volta a crociera è necessario avvalersi di poderosi pilastri(**), spesso compòsiti, nonché di possenti mura, dotate di un consistente spessore e prive di grandi aperture. L’uso del contrafforte(***), inoltre, contribuisce a bilanciare il tutto anche dall’esterno.

Il sistema di coperture con le volte a crociera determina anche la scansione dello spazio architettonico, modulato nel susseguirsi ritmico delle campate (i vani quadrati sormontati da ciascuna crociera), che possono anche essere sovrapposte per generare così torri alte e robuste.

Lo stile romanico fa una sua prima comparsa in Francia per poi diffondersi nel resto d’Europa, trovando piena adesione in Italia, dove si sviluppa diversificandosi  in base alle varianti regionali.

Le differenti situazioni politiche, economiche e culturali determinano, infatti, soluzioni costruttive di particolare interesse che, pur restando fedeli ai capisaldi degli stilemi romanici, presentano originali caratteristiche autonome.

Tra gli esempi principali di Romanico italiano, va ricordata la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano (XI-XII secolo), contraddistinta dalla presenza di un vasto quadriportico con un monumentale nartece scandito da grandi arcate a tutto sesto e addossato alla facciata con tetto a capanna.

Basilica di Sant’Ambrogio – Milano

Sempre in Italia Settentrionale, Venezia si dota, nell’XI secolo, della sontuosa struttura della Basilica di San Marco, abbellita e rinnovata nel corso degli anni, fino ad arrivare al XV secolo inoltrato, lasciando convergere  una varietà di ulteriori apporti stilistici nel suo substrato romanico, quest’ultimo ravvisabile in particolare nelle arcate a tutto sesto e nell’ampia cripta .

L’edificio lascia respirare una suggestiva aura orientale, rivelata dalla sua raffinata ricchezza decorativa, come dalla scelta della pianta a croce greca con cinque cupole, seguendo la tradizione delle chiese di Costantinopoli.

Questo orientamento architettonico testimonia la vocazione cosmopolita della città lagunare che, affacciata sull’Adriatico, tesse vivi rapporti commerciali e culturali con l’Oriente.

Basilica di San Marco – Venezia

Spostandoci in Emilia Romagna segnalo, invece, l’architettura della Cattedrale di San Geminiano a Modena(*), per la quale rimando alla sottostante scheda di approfondimento.

In Toscana il linguaggio romanico si espleta attraverso un gran numero di costruzioni, tra cui spiccano le due monumentali opere fiorentine del Battistero di San Giovanni  e della Basilica di San Miniato al Monte, entrambe definite da una rigorosa scansione geometrica giocata sul singolare contrasto cromatico delle tarsie (elementi ornamentali ottenuti dall’accostamento di diversi colori). Al candore bianco del marmo di Carrara e di Lunigiana si affianca infatti il verde intenso e scuro del serpentino di Prato.

Questa raffinata scelta decorativa sarà ripresa anche in altri cantieri fiorentini, divenendo così una soluzione architettonica identificativa della città.

Battistero di San Giovanni – Firenze

Basilica di San Miniato al Monte – Firenze

 

 

 

 

 

 

Restando in Toscana, un rinomato esempio di stile romanico è fornito dallo scenografico complesso di Piazza dei Miracoli a Pisa, con il Duomo, il Battistero, il Camposanto e la celebre Torre pendente, che incontra da subito numerose difficoltà a causa del cedimento del terreno.

I monumenti  pisani si caratterizzano per un mirabile senso delle proporzioni e per un equilibrato gioco di pieni e vuoti. Alle tendenze decorative orientaleggianti corrisponde, inoltre, un’accurata rivisitazione in chiave romanica, come attesta il raffinato motivo decorativo delle loggette esterne o la facciata a  salienti del Duomo.

                      Pisa, Piazza dei Miracoli

Il panorama di alcune delle principali esperienze architettoniche del Romanico italiano si può completare con due noti esempi dell’area meridionale: la Basilica di San Nicola di Bari (riportato anche nell’immagine di copertina) e il Duomo di Monreale (in provincia di Palermo).

Basilica di San Nicola – Bari

Innalzata sul finire dell’XI secolo, la Basilica di San Nicola rappresenta una felice sintesi stilistica tra influssi del romanico lombardo, tradizione tardo antica e linguaggio bizantino. La facciata a salienti appare come una sorta di complesso fortificato ed è percorsa verticalmente da due contrafforti retti da colonne, atti a suggerire la tripartizione interna in navate.

      Duomo di Monreale (Palermo)

Singolare appare anche la costruzione sicula del Duomo di Monreale, che riassume le molteplici influenze artistiche presenti nell’isola, con una spiccata tendenza decorativa e un frequente riferimento ai suggestivi linguaggi arabi e bizantini.

Mariaelena Castellano

DENTRO L'OPERA

(*) LA CATTEDRALE DI SAN GEMINIANO A MODENA (1099-1184)

La cattedrale di San Geminiano a Modena si pone senz’altro tra gli edifici romanici italiani più esemplificativi.

Innalzata nel 1099, la monumentale costruzione dedicata al patrono della città, a cui si accede attraverso un portale strombato preceduto da un protiro a due piani sorretto da leoni stilofori, viene consacrata quasi un secolo dopo, nel 1184, ma la chiusure definitiva del cantiere avviene soltanto nel XV secolo. Nonostante questo lungo protrarsi dei lavori (rosone, portali laterali e torrette, per esempio, sono elementi successivi),  l’opera conserva lo spirito romanico originario che la contraddistingue, con quei suoi particolari riferimenti al romanico lombardo, come mostra la pianta basilicale priva di transetto e distinta in tre navate terminanti in altrettanti absidi semicilindriche. Anche la cripta è tripartita e si estende sotto l’ampio presbiterio rialzato e recintato da un pontile, ossia un elemento divisorio sopraelevato, in questo caso sostenuto da sei esili colonne architravate.

La navata centrale è distinta in cinque grandi campate rettangolari ricavate da otto pilastri a fascio (**) reggenti volte a crociera a sesto acuto risalenti a un intervento effettuato nel Trecento, in sostituzione del precedente soffitto a capriate lignee. I pilastri sono intervallati da colonne (quattro per ogni fila) su cui si innalzano arcate a tutto sesto in laterizio.

Al di sopra delle navate laterali scorre un matroneo non praticabile, ovvero privo di suolo calpestabile e dunque con funzione prettamente decorativa. Il suo affaccio è scandito da un susseguirsi ritmico di trifore incorniciate da un arco cieco a tutto sesto; questo motivo ornamentale si replica lungo il perimetro esterno dell’edificio, determinando una forte corrispondenza con l’interno. Anche la presenza dei due contrafforti ai lati dell’ingresso rimanda allo spazio interno, in quanto suggerisce la tripartizione delle navate.

Questo dialogo ferrato si nutre di una felice riuscita armonica tra elementi strutturali e scelte decorative, scaturita da una rigorosa attenzione progettuale che si spiega con il riferimento alla stimata personalità  dell’architetto Lanfranco, autore dell’opera in esame. Attivo in area lombardo-padana, tra XI e XII secolo, l’artista si distingue per l’operato nel cantiere della Cattedrale di Modena, in cui studia con cura ogni particolare, raggiungendo  un risultato di grande equilibrio e proporzione, come si evince dall’osservazione della facciata a salienti perfettamente inseribile nella forma geometrica del quadrato.

Lanfranco riesce a interpretare l’arte degli antichi Romani per poi adattarla alle esigenze del suo tempo. Alla sua attività architettonica si aggiunge, inoltre, la stretta collaborazione scultorea del maestro Wiligelmo, responsabile delle parti decorative dell’edificio, come avremo modo di approfondire nella prossima lezione dedicata alla scultura dell’età romanica.

IMPARIAMO I TERMINI

(*) Bifora, Trifora, Quadrifora: finestra divisa verticalmente in due, tre o quattro luci da esili colonnine su cui posano imposte di archetti, spesso sormontati da un arco ulteriore che contorna l’intera apertura.

(**)Pilastro: Elemento architettonico verticale che, a differenza della colonna avente sempre forma circolare, può essere a base cilindrica, quadrata o cruciforme; è usato come sostegno per archi, architravi, volte. Il pilastro si definisce “a fascio” quando presenta sezione complessa, spesso polilobata, apparendo composto da fasci di colonne di diverse dimensioni. E’, invece, composito, quando ha base quadrata su cui lati si addossano quattro semicolonne.

(***) Contrafforte: Struttura muraria sporgente rispetto all’allineamento generale e destinata a rafforzare assorbendo le spinte orizzontali e oblique che si scaricano sulla struttura stessa. Risultano solitamente posizionati all’esterno, in corrispondenza di pilastri interni, ossia nei punti dove è presente una maggiore spinta.