Nel periodo compreso tra l’anno della vittoria dei Greci contro i Persiani a Maratona (490 a.C.) e l’anno della morte di Alessandro Magno (323 a.C.), la cultura ellenica vive una fase di grande splendore, passato alla storia come età classica.

In questi decenni la città di Atene, distintasi con la sua potente flotta nelle guerre contro i Persiani(*), raggiunge un primato politico-militare, che la pone alla guida delle altre poleis greche.

Il momento più prestigioso nella storia ateniese si ha tra il 495 e il 429 a.C., quando Pericle regge le sorti della città garantendone uno straordinario sviluppo economico, politico e culturale.

Busto di Pericle, marmo, Musei Vaticani, copia romana da un originale greco del 430 a.C. circa

Pericle è uno dei principali uomini politici del tempo, detentore di un ampio potere personale e della scaltra abilità di legittimarlo. Promuove, al contempo, una salda impostazione democratica del governo cittadino, grazie alla quale tutti possono avere parte attiva alla vita della polis.

Il benessere sociale raggiunto nell’Atene di Pericle, come in tutto il territorio greco, vittorioso sul nemico persiano, si riflette ovviamente anche nella sfera culturale. In ogni ambito, dalla filosofia alla letteratura, dalla lirica al teatro, si raggiungono  risultati di alto livello e sorprendente levatura.

Al centro dell’interesse resta sempre l’uomo, fulcro insostituibile di ogni pensiero, nonché espressione suprema del creato.

Per quanto concerne l’arte, in questo periodo storicamente favorevole, il percorso intrapreso nella fase di Formazione e proseguito nell’età arcaica, raggiunge una maggiore pienezza espressiva.

Gli artisti proseguono la ricerca del Bello, inteso come manifestazione dell’equilibrio armonico tra corpo e spirito.

Un principio, quello della bellezza, da raggiungere attraverso la “proporzione delle parti” (tàxis), ossia una corrispondenza tra le parti fondata sui rapporti numerici. Il noto filosofo e matematico Pitagora, infatti, individua nei concetti di misura e di ordine i presupposti fondanti l’ideale di bellezza a cui perennemente aspira l’arte ellenica.

Seguono questo pensiero anche i due celebri filosofi di età classica PlatoneAristotele. Il primo sostiene che il Bello è ravvisabile nell’armonia della forma, mentre Aristotele afferma che «le supreme forme del Bello sono l’ordine e la simmetria». Il filosofo stagirita evidenzia anche il ruolo dell’arte come imitazione della natura, chiamando in causa un altro carattere fondante dell’arte greca, la mìmesis, ossia l’imitazione della realtà.

Platone ed Aristotele dipinti da Raffaello

Gli artisti dell’età arcaica avevano già avviato un graduale affrancamento dalla rigidità formale geometrica imperante nei secoli precedenti avvicinandosi a un processo di imitazione naturalistica, particolarmente evidente nella statuaria.

Nel periodo classico questo percorso raggiunge i suoi più alti risultati giungendo a una piena maturità tecnica e stilistica in cui non basta registrare la percezione della realtà circostante, ma occorre purificarla per fornirne una visione libera da tutte le imperfezioni.

 

Si fa quindi strada il concetto di idealizzazione, un processo di selezione e sintesi tipico del linguaggio artistico ellenico, che non trova riscontro nelle altre culture precedenti e che rappresenta un cardine portante del classicismo.

L’arte greca del periodo classico è dunque fondata sui principi di equilibrio, armonia, proporzione tra le parti, senso di misura, sobrietà, mìmesis e idealizzazione.

Ne deriva un linguaggio sorto su presupposti canonici universali e pertanto destinato a diventare nei secoli un termine di paragone per tutta l’arte occidentale, con modalità diverse a seconda dei tempi storici.

Tuttavia, il processo di idealizzazione dell’arte greca viene gradualmente meno già sul finire del V secolo a.C., nel cosiddetto Tardo Classicismo, una fase coincidente con la fine del primato ateniese e con nuovi e più complessi orizzonti storici, che non consentono più la possibilità di rifugiarsi in visioni sublimate di una realtà oramai differente.

Con la pace di Callia nel 449 a.C. cessa infatti il pericolo della minaccia persiana e viene meno anche il predominio ateniese, fondato su un suo ruolo guida nella difesa dell’Ellade.

Cavalieri macedoni, particolare dalla                            tomba di Alessandro Magno.

Conseguenza immediata è la guerra del Peloponneso (431-404 a.C. ) tra Atene e Sparta, conclusa con la vittoria di quest’ultima e con l’inizio di una fase di declino e destabilizzazione delle poleis greche, che nel 338 a.C, anno della battaglia di Cheronea, vengono sottomesse dalla monarchia macedone. Il re di Macedonia, Filippo II, conquista il territorio ellenico  gettando le basi per un nuovo periodo storico e culturale, l’Ellenismo, che avrà inizio  a partire dal 323 a.C., anno della morte di suo figlio Alessandro Magno.

Mariaelena Castellano

PER SAPERNE DI PIÙ …

(*) LE GUERRE PERSIANE

Il popolo persiano, insediato nel territorio corrispondente all’attuale Iran, subisce a lungo la dominazione dei Medi, finché nel 550 a.C., il bisogno di indipendenza trova risposta nella figura del principe persiano Ciro II, detto il Grande. Egli si ribella ai Medi sconfiggendoli in battaglia per poi proclamarsi re dei Persiani e dei Medi.

Ha così inizio la storia dell’Impero Persiano.

A Ciro succede prima il figlio Cambise II, quindi il nipote Dario I. Entrambi  continuano una politica espansiva, così durante il regno di Dario I (522-486 a.C.) l’impero raggiunge la sua massima grandezza vantando un territorio esteso dalle coste occidentali dell’Asia Minore al Caucaso, dall’India al Nilo.

Il desiderio di nuove ricchezze e ulteriori approdi marittimi rende inevitabile lo scontro con la libertà e la floridezza commerciale delle città greche.

La prima guerra persiana scoppia nel 499 a.C. quando Mileto, colonia greca fondata sulle coste dell’Asia Minore e sottomessa ai Persiani di Dario I, si ribella.

Atene ed Eretria, una piccola città dell’Eubea, sono le uniche a intervenire in difesa della colonia ionica, avendo intuito il pericolo dell’avvicinamento della minaccia persiana.

I Persiani hanno la meglio e reprimono in maniera dura la città insorta mettendo in fuga gli Ateniesi.

Qualche anno dopo, nel 490 a.C., Dario prova a conquistare la Grecia per diventare padrone assoluto del Mediterraneo.

Molte poleis cadono sottomesse al nemico, che avanza incontrastato fino alla pianura di Maratona, a 42 Km da Atene, dove viene inaspettatamente sconfitto dall’abilità tattica del piccolo esercito ateniese, capeggiato da Milziade.

Dieci anni dopo, la Persia, guidata da re Serse, riprende le ostilità con le poleis greche.

Atene si prepara allo scontro allestendo una grande flotta e realizzando il porto del Pireo.

Serse decide di attaccare i Greci sia via terra che via mare.

L’esercito greco, poco numeroso, non riesce a fronteggiare la massiccia avanzata persiana e nel 480 a.C, nel passo delle Termopili, gli Spartani guidati dal valoroso Leonida tentano invano di fermare gli uomini di Serse.

I Persiani, grazie al tradimento di un pastore greco, vengono a conoscenza di un sentiero e riescono ad accerchiare i nemici. Leonida, piuttosto che arrendersi, fa allontanare gran parte del suo esercito restando con pochi uomini per sacrificarsi e combattere fino alla fine.

Serse giunge dunque nella Grecia continentale. Atene, già abbandonata, viene saccheggiata e bruciata.

Lo scontro sul mare, però, vede trionfare la flotta ateniese, agile e ben organizzata, nella celebre battaglia di Salamina.

A questa svolta seguono  le battaglie di Platea e di  Micale, entrambe del 479 a.C., che sanciscono la definitiva vittoria dei Greci.

L’esito delle guerre persiane dimostra la coesione e la forza delle poleis greche, così fiere e tenaci nel difendere i propri ideali di autonomia e libertà, al punto da riuscire a sconfiggere un nemico potente e numericamente superiore.

L’Impero Persiano durerà fino al 331 a.C., quando verrà conquistato dal re macedone Alessandro Magno.

ANTICO & MODERNO

IL CLASSICISMO NELL’ARTE CONTEMPORANEA

Il linguaggio  classico rappresenta una costante fonte d’ispirazione  nel corso dei secoli.

Anche l’arte contemporanea continua a misurarsi con i parametri di equilibrio e compostezza messi a punto dai Greci del V secolo a.C.

Giorgio de Chirico, per esempio, nella sua celebre affermazione “Pictor classicus sum”, si definisce appunto artista classico, facendo leva sui principi di sobrietà formale e di equilibrio compositivo.

Lo stesso Pablo Picasso, dopo la sua celebre fase cubista, negli anni Venti, incanala la ricerca artistica in una direzione essenzialmente monumentale, con la ripresa di tematiche e stilemi classicistici.

E ancora, Roy Lichtenstein, uno dei maggiori protagonisti della Pop Art americana, con l’opera “Tempio di Apollo”  riprende la tipologia templare ellenica, mistificandola nel suo tipico linguaggio fumettistico.

Potremmo continuare con molti altri esempi, a dimostrazione dell’importanza fondamentale dell’arte classica, che ancora oggi continua a rappresentare un linguaggio canonico con cui confrontarsi attraverso emulazioni e originali reinterpretazioni.

VISITIAMO!

In Campania esistono numerose opere greche risalenti all’età classica,  rapportabili sia alla produzione  delle colonie della Magna Grecia, sia all’arte della madrepatria.

Come per l’età arcaica, anche per il periodo classico, la colonia greca di Paestum fornisce importanti testimonianze, mentre spostandoci nel nostro territorio, in Penisola Sorrentina  il classicismo greco presenzia in alcuni reperti sparsi tra i vari musei locali (Museo Correale di Sorrento, Museo George Vallet di Piano di Sorrento e Antiquarium di Vico Equense).

Nelle prossime lezioni, focalizzate sul linguaggio architettonico, scultoreo e pittorico dell’età classica, esamineremo nello specifico  anche i principali rimandi artistici locali.