L’età tardo antica, come si è detto nelle scorse lezioni, corrisponde anche al periodo della prima affermazione della religione cristiana. Già intorno al 200 d.C., infatti, se ne definiscono i rituali e si dà così origine anche alle prime manifestazioni artistiche ispirate a questo culto.

E´ bene precisare da subito che si tratta di stilemi da non considerare a sé stanti rispetto all’arte romana pagana, di cui, anzi, il linguaggio paleocristiano si pone come erede, attingendo forme e modalità espressive rielaborate, però, secondo contenuti e messaggi diversi, basati sulla nuove esigenze comunicative  legate al credo religioso.

Se nel III secolo d.C. l’Arte Paleocristiana è ancora relegata a un livello marginale, nel secolo successivo acquista progressiva importanza, fino a raggiungere una piena affermazione nel panorama culturale del tempo.

A determinare questa presa di posizione,  destinata a consolidarsi sempre più nei secoli successivi, è l’Editto di Milano del 313 d.C., con cui l’imperatore Costantino, convertitosi al Cristianesimo, concede la libertà di culto a tutte le religioni, ponendo così fine agli atti persecutori(*) che avevano caratterizzato i decenni precedenti.

Nel 380, inoltre, l’imperatore Teodosio proclama il Cristianesimo come religione ufficiale dell’Impero, confermandone così la crescente rilevanza pubblica, nonché artistica.

Se, infatti, durante i periodi delle persecuzioni, i cristiani si radunano in case private e promuovono opere artistiche dalle iconografie simboleggianti il proprio dogma in forme simboliche, senza ostentare immagini sacre, con l’editto di Costantino ha invece inizio anche una nuova fase artistica. Nascono i primi edifici di culto, mentre dipinti e sculture propongono narrazioni e personaggi desunti dalla dottrina.

I PRIMI EDIFICI CRISTIANI

Le abitazioni che ospitano i rituali delle prime comunità cristiane mantengono il carattere privato e la conformazione dell’edilizia residenziale, limitandosi a destinare alcune sale al culto. Tra queste ricordo l’ambiente del battistero, utilizzato per il sacramento del battesimo. Si tratta  di una stanza caratterizzata dalla presenza, al centro, di una  vasca per l’immersione, mentre lungo le pareti figurano spesso dipinti e mosaici con soggetti religiosi.

Già nel IV secolo  il battistero passa dalla tipologia di stanza privata a quella di costruzione a sé stante, legata alla sua specifica funzione del rituale battesimale. L’edificio, in genere decorato da cicli musivi e pittorici,  si contraddistingue per la scelta della pianta centrale e del soffitto voltato.

Un’altra tipologia architettonica paleocristiana, diffusasi a partire dal II secolo d.C., è poi costituita dalle catacombe, ossia i luoghi di sepoltura  consistenti in lunghi cunicoli sotterranei situati a più livelli. Il nome deriva dalla denominazione del cimitero posto lungo la via Appia, in una zona in  prossimità di Roma chiamata appunto Ad catacumbus, “presso le grotte”.

Il culto cristiano, incentrato sul ricongiungimento del corpo con l’anima nel giorno del Giudizio Finale, determina il rifiuto della cremazione e la necessità di inumazione dei defunti in modo da preservarne più a lungo le spoglie, come del resto era accaduto per il corpo del Cristo.

Queste necropoli diventano così una fondamentale documentazione del vissuto cristiano, offrendocene anche un riscontro sociale attraverso le differenti tipologie sepolcrali. I loculi -nicchie rettangolari disposte a file- costituiscono le tombe più modeste, destinate ai ceti meno abbienti, mentre i cubiculi, intere camere spesso destinate a più membri di una stessa famiglia, contengono gli arcosoli, le sepolture per le classi sociali più elevate; si tratta di sarcofagi inseriti in una nicchia scavata nella parete e coronata da un arco a tutto sesto.

Tra il III ed il IV secolo le catacombe, collocate al di fuori delle mura urbane in base alle disposizioni normative romane, assumono un ruolo crescente, specie se avvalorate dalla presenza di sepolture di martiri.

Nei secoli successivi, invece, questa tipologia sepolcrale andrà scomparendo, anche in base a svariate esigenze di ambito politico ed economico.

LA BASILICA

Una volta ottenuta la libertà di culto, nel 313 d.C., i primi cristiani necessitano di una tipologia architettonica specifica da destinare alla celebrazione dei propri rituali liturgici.

Si passa, così, dallo spazio intimo e privato della Domus all’ambientazione pubblica ed ufficiale della Basilica.

La denominazione rimanda all’edificio romano adibito all’amministrazione della giustizia e agli affari pubblici, ora utilizzato come modello di riferimento per il nuovo edificio di culto cristiano.

Questa scelta si spiega sia per la volontà di non contaminare il proprio credo religioso con implicazioni pagane insite nell’architettura religiosa templare, sia per l’esigenza di spazi più ampi. Mentre nel tempio potevano accedere soltanto i sacerdoti e pochi addetti, i cristiani necessitano invece di un edificio capiente, che possa contenere un gran numero di fedeli.

La basilica cristiana riprende, dunque, l’omonima costruzione romana, apportandovi opportune modifiche. La copertura, per esempio, non è più costituita da una volta a botte ma da un soffitto a capriate, ossia con travi di legno.

Lo spazio principale resta quello di una sala rettangolare molto lunga, ma l’asse principale non è più quello trasversale, in quanto si privilegia il senso longitudinale, finalizzato a creare un simbolico percorso visivo che dall’ingresso primario, ora inserito nel lato breve, conduce all’altare, collocato nella parte opposta, in prossimità dell’altro lato breve.

L’importanza dell’altare è evidenziata anche dall’inserimento nel suo spazio retrostante dell’abside, un vano semicircolare con copertura a quarto di sfera, detta catino, in genere rivestito da sontuose decorazioni musive o pittoriche.

File di colonne o pilastri, collegati tra loro da arcate o da trabeazioni rettilinee, dividono poi  la sala oblunga in tre o cinque sezioni parallele dette navate.

Spesso al corpo principale dell’edificio s’innesta in senso trasversale un altro elemento, il transetto, in modo da richiamare simbolicamente la forma della croce.

Se l’innesto avviene ai 2/3 della lunghezza della sala, o nel fondo, si parla di pianta a croce latina. Se, invece, il transetto s’inserisce al centro si determina una pianta a croce greca, con rimando alla centralità planimetrica tipica delle scelte architettoniche orientali.

Gli spazi interni della chiesa risultano ben diversificati tra loro per consentirne le differenti destinazioni d’uso. Così, il coro, in questa fase situato dinanzi all’altare, è lo spazio riservato ai cantori e alla recitazione delle preghiere liturgiche; sempre in prossimità dell’altare si estende il presbiterio,  praticato dai sacerdoti, spesso sopraelevato e separato dalla navata centrale attraverso un arco trionfale; gli spazi del transetto sono anch’essi destinati ai presbiteri, mentre le navate alla moltitudine dei fedeli. Al di sopra delle navate laterali, talvolta, scorre un loggiato sopraelevato che si affaccia sulla navata centrale, detto matroneo, poiché in antichità era riservato alle donne (“matroneum”, dal latino, donna maritata).

Spesso all’esterno dell’edificio trova posto anche il quadriportico, ampio cortile porticato, finalizzato ad ospitare i catecumeni, ovvero i fedeli convertiti ma ancora privi del sacramento del battesimo. La porzione  di porticato corrispondente alla facciata della basilica prende il nome di nartèce.

Con la crescente affermazione del cristianesimo e la pratica di somministrare il battesimo in età infantile, l’uso del quadriportico, persa l’esigenza della sua funzione, va scomparendo.

Tra le più antiche basiliche di Roma, ristrutturate parzialmente o integralmente nei secoli successivi, ricordo  San Giovanni in Laterano,la più antica, riferibile al 313 d.C.; sempre al IV secolo risalgono anche le chiese di San Paolo fuori le Mura e di San Pietro, quest’ultima completamente riedificata tra XVI e XVII secolo, ma rintracciabile ancora oggi nelle sue forme preesistenti grazie alle relative documentazioni del tempo; le basiliche di  Santa Maria Maggiore(*) e di Santa Sabina sono invece databili nella prima metà del V secolo.  

 

Oltre alla più diffusa pianta longitudinale delle basiliche, in epoca paleocristiana si riscontra anche la presenza di edifici di culto a pianta centrale, ispirati ai mausolei romani ed alle chiese orientali. Menziono, in particolare, la chiesa di Santa Costanza (350 circa), costruita come mausoleo per la figlia dell’imperatore Costantino, e la chiesa di San Lorenzo a Milano (fine del IV secolo).

Chiesa di San Lorenzo, Milano, 378 circa.

Dall’esempio planimetrico dei mausolei deriva anche la tipologia del martyrion cristiano, edificio dedicato al culto dei martiri in cui si può anche celebrare la messa.

PITTURA E MOSAICI PALEOCRISTIANI

Le prime raffigurazioni cristiane, sia pittoriche che scultoree, compaiono negli ambienti sepolcrali e si avvalgono di una  forte codificazione, in modo da custodire i propri valori religiosi, racchiusi in studiate  simbologie iconografiche, non diversificate, in quanto a stile, dal coevo linguaggio artistico tardo-antico, come si è già precisato.

In particolare, l’iconografia paleocristiana esalta il concetto di Salvezza e di Vita Eterna attraverso la figura del Cristo. Ecco, allora, che i soggetti pagani del Pastore e della Vendemmia diventano un richiamo a Gesù così come viene descritto nel Vangelo. Altre tematiche cristiane si ricavano poi dall’iconografia del pavone (per i concetti di morte e resurrezione), della colomba (riferita all’anima del catecumeno immerso nel fonte battesimale), del pesce (in greco ichthys, il cui acrostico è Iesùs Christòs Theoù Yiòs Sotèr, “Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore”); anche la nave presenta un rimando religioso, in quanto la Chiesa è paragonata ad un’imbarcazione che affronta la tempesta delle persecuzioni.

Tra i primi esempi di pittura paleocristiana vanno ricordati i dipinti murali delle catacombe di Domitilla a Roma, risalenti all’inizio del III secolo.

Come per gli altri cicli decorativi funerari cristiani, si predilige un linguaggio espressivo sintetico, spesso impostato su uno sfondo bianco. Una scelta, questa, motivata sia dall’esigenza di contrastare l’oscurità delle necropoli sotterranee, sia dalla necessità di utilizzare materiali più economici. Oltre all’uso molto diffuso del bianco, altri colori impiegati, in quanto meno costosi, sono il rosso ed il verde.

I soggetti, incorniciati in inquadrature geometriche,  sono piuttosto minuti e definiti con una certa sommarietà, che fa parlare di “pittura compendiaria”.

Non mancano, tuttavia, in accordo con le tendenze artistiche del tempo, effetti chiaroscurali ed attenzione ai dettagli, così come si possono riscontrare una certa volumetria e un vivace gusto narrativo. Nei secoli successivi, in concomitanza alla crescente necessità di esaltare il divino, queste componenti più naturalistiche vanno man mano scomparendo, lasciando il posto a un’austera solennità di sapore ultraterreno.

Queste considerazioni stilistiche valgono anche per i cicli decorativi realizzati con la tecnica del mosaico(*), che conosce grande diffusione proprio nell’arte paleocristiana.

Le basiliche si arricchiscono  di sfarzosi e spesso elaborati cicli musivi, dotati di suggestivi effetti luministici grazie alla sapiente disposizione dei tasselli.

Tra i numerosi esempi, cito i mosaici di San Lorenzo a Milano e di Santa Pudenziana a Roma.

Tra i decori musivi di San Lorenzo, ben conservato risulta quello absidale del “Cristo con gli Apostoli“, nel sacello di Sant’Aquilino, riferibile alla fine del IV secolo.

In questa  sontuosa immagine si possono notare i richiami naturalistici del paesaggio, ma anche gli spunti tratti dall’iconografia delle divinità pagane per la raffigurazione del giovane Cristo imberbe. Collocato in trono, con il braccio alzato, Egli si erge al centro della composizione, avvolto in una veste dalle fattezze rigide che non manca, però, di svelarne la salda corporatura.  Intorno a lui, disposti a semicerchio per riprendere lo spazio curvilineo del catino absidale, si stagliano, solenni, gli Apostoli. L’uso dello sfondo in oro regala luminosità alla scena e proietta l’osservatore in una dimensione sovrannaturale.

Nel mosaico del catino absidale di Santa Pudenziana, databile agli inizi del V secolo, invece, lo sfondo risulta animato da un cielo scuro tinto da venature rossastre, sotto al quale si dispongono, sempre a semicerchio, edifici ispirati alle architetture ellenistiche, che si addossano all’ampio corpo porticato in primo piano.

Domina la scena, al centro, di nuovo il Cristo, stavolta raffigurato con la barba, circondato da alcuni Apostoli, tra cui spiccano Pietro e Paolo incoronati da due personificazioni della Chiesa. Dietro al corpo maestoso del Cristo, una grande croce gemmata, occupa la parte alta della scena, dove si dispongono anche i quattro simboli degli Evangelisti.

I ricercati effetti chiaroscurali e prospettici rendono quest’opera gravitante in quel filone più aulico, ancora presente nella cultura figurativa tardo-antica.

SCULTURA PALEOCRISTIANA

La scultura paleocristiana, sostenuta da una committenza differenziata, presenta una pluralità di stilemi in cui si riconosce  una vocazione al gusto più popolare, ravvisabile in particolare nei piccoli rilievi votivi o nei sarcofagi di dimensioni modeste. Al contempo si denota anche un’ispirazione al linguaggio più ufficiale, riconducibile alla tradizione ellenistica e romana, se pur stemperata dalle nuove esigenze di immediatezza comunicativa.

Un esempio noto di scultura paleocristiana è il sarcofago di Giunio Basso, funzionario di Roma, morto nel 359.

L’opera, in marmo, è scolpita ad altorilievo con tematiche tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento.

Le scene, nonostante siano dotate di attenzione esecutiva e di richiami naturalistici, mancano di continuità narrativa, in quanto isolate l’una dall’altra. Una visione unificante è però ravvisabile nella costruzione architettonica, che simula un doppio porticato in cui sono incorniciate le immagini: colonne, architravi, timpani ed archi rievocano ancora una volta la corrente classicistica, adattata alle nuove necessità narrative.

Mariaelena Castellano

PER SAPERNE DI PIÙ…

(*) LE PERSECUZIONI DEI CRISTIANI

La religione cristiana, pur riconoscendo l’autorità civile dell’imperatore, proclama il primato assoluto del proprio dio. Tale credo si pone, dunque, come una sorta di minaccia per un potere imperiale già messo in crisi dalle pressioni dei popoli barbari, pronti a penetrare nelle ormai deboli frontiere romane.

Questi presupposti spiegano gli atti persecutori intentati contro le prime comunità cristiane.

Inizialmente si tratta di azioni sporadiche, ma verso la metà del III secolo assumono una consistenza ed una ferocia maggiori, in concomitanza con la crescita del culto religioso. A quel tempo, infatti, i cristiani erano già numerosi e avevano una propria organizzazione territoriale in diocesi, con l’inserimento di un vescovo nelle città principali.

I movimenti persecutori infuriano fino al 330 d.C. quando con l’Editto di Milano l’imperatore Costantino proclama la libertà di culto per tutte le religioni.

DENTRO L'OPERA

(*) LA BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE  –  (432-440) – Roma

Tra le basiliche paleocristiane, quella di Santa Maria Maggiore risulta ben conservata.

Secondo la tradizione una sua prima edificazione risalirebbe alla II metà del IV secolo, ma l’aspetto attuale deriva dai rifacimenti del secolo successivo, in un momento culturale più votato alle istanze classiche, come traspare dall’impostazione armonica degli elementi architettonici e dalle dimensioni maestose.

Si tratta della prima chiesa occidentale dedicata alla Vergine, proclamata Madre di Dio nel 431, durante il concilio di Efeso.

L’interno presenta tre navate, scandite da due file di colonne ioniche architravate; nella parte alta delle pareti della navata centrale, in corrispondenza delle colonne sottostanti, si stagliano eleganti lesene corinzie che incorniciano finestre.

Lungo la navata centrale, inoltre, si conserva un ciclo musivo con Episodi dell’Antico Testamento, caratterizzati da una vivace verve descrittiva di sapore naturalistico. Sull’Arco Trionfale si stagliano, invece, mosaici raffiguranti Storie dell’infanzia di Cristo, con scene dominate da un maggior intento comunicativo atto ad esaltare il messaggio divino; le immagini risultano, dunque, più ieratiche e solenni, racchiuse in una frontale rigidità compositiva.

Tornando alla descrizione dello spazio interno, la sostituzione dell’originario  soffitto a capriate lignee con la copertura a cassettoni di epoca rinascimentale, l’aggiunta del transetto nel XII secolo, nonché l’inserimento di grandi archi in età barocca sono interventi che hanno sicuramente alterato la struttura nella sua concezione spaziale iniziale. La predilezione per la linea retta ed il carattere paleocristiano dell’edificio restano, tuttavia, a testimoniarne la primitiva impostazione.

IMPARIAMO I TERMINI

(*) LA TECNICA DEL MOSAICO

La tecnica del mosaico consiste nell’applicare su superfici parietali o pavimentali piccoli frammenti (tasselli) di pietra, terracotta o pasta vitrea, di colorazioni diverse, disponendole in modo da seguire un disegno prestabilito.

Si tratta di un procedimento già conosciuto nell’antichità, che trova, però, maggiore diffusione nel periodo paleocristiano e bizantino.

Il termine musaicum è un’alterazione da musaeus, a sua volta derivato da Musa, in quanto questa tipologia decorativa era utilizzata per ricoprire i pavimenti delle grotte dei giardini romani dedicate appunto alle Muse.

Rispetto alla pittura, la tecnica del mosaico richiede un maggiore tempo operativo e necessita, inoltre, di una manodopera collettiva specializzata. A capo della bottega si distingue il pictor imaginàrius (pittore ideatore), a cui spetta l’invenzione della raffigurazione; quindi il pictor parietàrius (pittore di parete) la riporta sulle pareti e i museàrii –affiancati spesso da collaboratori e giovani apprendisti per i lavori più umili- provvedono ad applicare le tessere colorate

La resa di effetti chiaroscurali e luministici, così come la definizione del contorno, risulta alquanto complessa e viene perseguita dal sapiente impiego di tasselli minuti dalle molteplici sfumature  accostati con inclinazioni differenti.