A partire dall’XI secolo, con l’avvento del Basso Medioevo, l’Europa occidentale vive un periodo di gran ripresa, caratterizzato da una forte propensione al rinnovamento nei più svariati ambiti.

Ciò  è reso possibile innanzitutto grazie al definitivo esaurirsi delle migrazioni barbariche che, se nei secoli precedenti avevano sconvolto l’assetto territoriale europeo, in questa fase risultano oramai integrate e convertite al Cristianesimo.

L’Alto Medioevo era stato caratterizzato da una visione catastrofica poiché, una volta perso il riferimento dell’autorità centrale di Roma, con le invasioni dei popoli barbari, più rudimentali  e meno progrediti rispetto ai Romani, si era assistito a un arretramento generale della vita.

Cessata la cura e la manutenzione di strade, ponti, acquedotti e fogne, i territori avevano perso questi agi, risultando man mano sempre più isolati tra loro. La vegetazione aveva preso il sopravvento e si era così assistito a una progressiva riforestazione che aveva cancellato impianti viari e zone urbane.  La Natura era stata inoltre considerata come manifestazione del potere divino secondo una visione non più antropocentrica, ma teocentrica, in linea con il pensiero religioso cristiano.

L’Uomo dell’Alto Medioevo era dunque destinato a soccombere accettando in modo passivo un destino già tracciato.

I primi segnali di svolta si iniziano a percepire già sul finire dell’Alto Medioevo, sia con la già menzionata integrazione delle popolazioni barbariche,  sia con la formazione della realtà imperiale carolingia e poi ottoniana, entrambe promotrici di una rinascita che si avvale di una sorta di baricentro politico, se pur compromesso dall’ingerenza della Chiesa, che resta in questi secoli il collante culturale e spirituale della società europea, supportata da un numero crescente di centri religiosi.

La vita nei Monasteri e nella Abbazie continua infatti a rappresentare un’importante manifestazione della vita sociale delle campagne, ponendosi spesso in contrasto con gli interessi feudali della nobiltà in merito alla gestione dei territori limitrofi.

Le campagne si avvalgono, inoltre, di colture più intensive, in modo da poter coprire il crescente fabbisogno nutritivo dovuto al rilevante aumento della popolazione che si registra in questa fase; ciò comporta l’introduzione di nuove tecniche agricole, con l’utilizzo di strumenti più progrediti.

Il forte incremento demografico determinato dalla ripresa generale a cui si assiste dopo l’anno Mille è però anche alla base di nuovi equilibri territoriali. Le città, che nei secoli altomedievali erano state abbandonate, si ripopolano aprendosi a  un fermento edilizio e alla nascita della nuova classe sociale della borghesia, dedita ad attività artigianali e mercantili. Riprendono, infatti, anche i commerci, agevolati dalla reintroduzione della moneta, che già in Età Tardo Antica, era stata sostituita dal baratto.

Nell’Italia centro-settentrionale il risveglio della vita urbana porta, inoltre, alla formazione dei Comuni, entità politiche autosufficienti, poiché al consolidamento del potere economico corrisponde anche il rafforzamento di quello politico.

Il Mezzogiorno è, invece, inizialmente diviso tra  zone abitate da coloni greci, città autonome e forti, principati longobardi e piccole presenze arabe. Sul finire dell’XI secoli i Normanni unificano questa vasta area così diversificata e dunque  ricca dei più disparati apporti culturali.

Tornando al più vasto panorama europeo, ovunque si diffonde un clima di gran fervore innovativo, consolidato da una rinnovata fiducia nell’Uomo e nel suo ruolo sociale. Con il superamento dell’anno Mille, infatti, si supera anche il timore legato all’idea della “Fine del Mondo”, prevista in occasione dell’arrivo del nuovo millennio. Il venir meno di questa paura si accompagna a un graduale affrancamento dai condizionamenti delle visioni apocalittiche nutrite dal credo cristiano e legate al pericolo del peccato e all’esistenza dell’Inferno.

Questo  nuovo stato di certezze porterà nei secoli successivi a un ulteriore potenziamento della sfera individuale, determinando così la nascita dell’Umanesimo.

Il Basso Medioevo, individuato dunque come una fase preparatoria alla cosiddetta Età Moderna,  si distingue in Età Romanica (XI e XII secolo) e in Età Gotica (XIII e XIV secolo).

L’aggettivo “romanico”, utilizzato per la prima volta nell’Ottocento, rimanda  alle lingue romanze, dette anche volgari, ossia “parlate dal popolo”. Si tratta di derivazioni dal latino formatesi in seguito al progressivo venir meno di questa lingua ufficiale che, una volta crollato l’Impero Romano d’Occidente, andò in disuso, in quanto non vi fu più l’esigenza di relazionarsi alle amministrazioni.

Il termine “romanico” fa anche riferimento al linguaggio artistico fiorito in questo periodo, con chiara allusione agli influssi romani, nonché tardo antichi, ben presenti nella produzione del tempo, segnata da una gran fioritura, in linea con il  grande impulso innovativo che  segna l’Europa Occidentale a partire dall’anno Mille.

Si tratta, però, di una ripresa lontana da quegli ideali di naturalezza e proporzione propri del Classicismo, nonché priva di quel carattere universale goduto negli anni dell’Impero. L’Arte Romanica presenta, infatti, scelte stilistiche diversificate a seconda della diffusione geografica, con un consistente recupero di tradizioni e specificità legate al territorio.

Non è semplice parlare in modo univoco di Arte Romanica, poiché è più corretto riferirsi a una pluralità di stili, perlopiù accomunati dalla presenza di una sfrenata verve fantasiosa, nutrita da un ricco immaginario spesso tendente al grottesco. Ne derivano soluzioni altamente vivaci ed espressive, se pur non sempre in linea con i canoni antichi di bellezza e adesione al vero.

E’ in particolar modo nell’Architettura che si rivela uno spiccato rinnovamento del linguaggio artistico. L’aumento demografico e il ripopolamento delle città, nonché l’esigenza della Chiesa di innalzare nuovi edifici religiosi, spiegano il fermento costruttivo che anima l’Europa a partire dall’XI secolo.

La Scultura riceve importanti impulsi da questo clima generale di rinascita e nel periodo in esame è strettamente legata agli esiti architettonici, di cui costituisce un arricchimento decorativo.

Anche la Pittura romanica si diffonde in stretto rapporto con l’architettura, privilegiando tecniche svariate in base ai luoghi di produzione.

Nelle prossime lezioni, incentrate sulla produzione artistica in età romanica, analizzeremo questi tre ambiti per coglierne in modo più approfondito le principali caratteristiche.

Mariaelena Castellano