Proseguiamo nella nostra indagine sulla situazione che vive la Pallacanestro in Penisola Sorrentina e dopo aver ascoltato Giovanni Fiorentino – Presidente della Polisportiva Sorrento in questa seconda parte diamo voce al Professor Mimmo Montuori.

Allenatore nazionale, ha vissuto le sue annate più entusiasmanti nel settore femminile prima alla guida delle giovanili del Gragnano Basket trainandolo alle finali nazionali e poi da capo allenatore alla Cogeco Capri conquistando una storica promozione in serie A2. Nel settore maschile può invece vantare un’importante esperienza da assistente allenatore in serie A2 allo Scafati Basket. Originario di Boscotrecase da una decina di anni si è trasferito a Piano di Sorrento e dal 2006 ha trasferito la sua grande passione attivando il centro Minibasket 45 Gatti.

D.: Iniziamo facendo il punto sulla situazione. Quale è la vostra storia? Quanti praticanti tesserati conta il vostro centro/società? A quali attività partecipate e su quali strutture potete contare?

R.: Il nostro centro Minibasket nasce nel 2006 dalla collaborazione con I.C. di Piano di Sorrento. Il nome prende spunto proprio dalla volontà del Preside Gennaro Gatto che un giorno vedendoci andare a giocare con pochi bambini esclamò: ma dove andate? Siete quattro gatti…vengo pure io! Da allora è nato il nostro centro che conta la media di circa 50 elementi tra le varie categorie. La nostra adesione alla Fip ci consente di partecipare ai vari trofei regionali soprattutto Aquilotti ed Esordienti. Le strutture su cui possiamo contare sono la Palestra della scuola media M. Massa a Piano e la Tendostruttura di S. Agnello per due settimanali.

D.: Quale è la vostra “natura sociale”? Che obiettivi cercate di raggiungere attraverso la pratica di questo sport?

R.: La nostra storia SOCIALE nasce dall’idea di collaborare con le scuole del territorio. Infatti dal 2006 abbiamo un centro scolastico minibasket che prende il nome della scuola. Gli obiettivi sono quelli che attraverso il centro minibasket scolastico si possano poi trattare tematiche importanti come quelle dell’inclusione, dell’alimentazione, del doping etc etc con incontri anche che coinvolgono i docenti e la scuola. Le difficoltà sono enormi: mancanza di strutture, mancanza di collaborazione delle istituzioni, e anche purtroppo cattive abitudini dei genitori della nostra Penisola. Lo sport viene considerato una parte finale e quasi inutile della giornata formativa del bambino.

D.: Quali sono le principali difficoltà che riscontrate nel fare attività? Con quali soluzioni cercate di ovviare a tali problematiche?

R.: Cerchiamo continuamente incontri e collaborazioni un po’ con tutti ma senza mai trovare soluzioni. Avere una struttura (piccola e mal tenuta) e tante associazioni a farne richiesta, si riduce tutto ad una misera guerra dei poveri.

D.: La Pallacanestro è il secondo sport nazionale, la mia impressione è che la Penisola conti tanti appassionati e praticanti, ma in questo momento manchi una società leader. Un vertice che riesca poi a trainare la base emulando quello che sta succedendo, per esempio, con la Folgore Massa nella pallavolo. È praticabile un progetto simile anche nella pallacanestro? Voi da dove partireste?

R.: La Penisola storicamente, soprattutto a livello femminile, è stata per anni una bella realtà.
Ma oggi i tempi sono cambiati e bisogna non vivere più di ricordi, ma di idee nuove che devono venire attraverso una collaborazione fattiva e non a parole. Più che partire si dovrebbe iniziare a capire che bisogna guardare avanti. Oggi in Campania, anche a livello nazionale, la nostra pallacanestro attraversa una fase di “medioevo organizzativo”, con piccole realtà che lottano tra loro quasi come le fatidiche guerre dei Comuni e Signorie. Chi ha competenze e conoscenze viene accantonato e ritenuto superato, a discapito di gente senza esperienza e che porta alla fine ad un solo risultato: si smette di fare basket.

D.: Nel recente passato era stato pubblicizzato un “Progetto Penisola” , le società aderenti promettevano di creare una regia comune per metter assieme i migliori prospetti, gestire assieme le difficoltà logistiche, economiche e di risorse umane condividendo spazi ed staff. L’obiettivo sarebbe stato quello di creare un polo di eccellenza sul territorio peninsulare per ovviare alle difficoltà su indicate. Mi sembrava un’ottima idea, è ancora attivo? In cosa si concretizza? Come mai si è persa?

R.: PROGETTO PENISOLA è stato l’ennesimo tentativo di superare sigle, nomi e società. Ma è stato boicottato senza neppure iniziare un discorso di attenta analisi e che avrebbe portato a degli accordi tra persone che dovrebbero fare solo il bene dei ragazzi al fine di dargli continuità. I primi risultati si erano già visti con la bella partecipazione al Trofeo Nazionale Safari Cup di Vasto che vide appunto i bambini messi insieme da questo progetto, arrivare quarti su 14 squadre. Purtroppo per far questo si devono eliminare concetti di appartenenza, che seppur rappresentati in forma di loghi, devono essere racchiusi per rispetto di tutti quelli che vi partecipano come un’unica identità: quella della nostra Penisola. Purtroppo qualcuno ha ben pensato di boicottare quello fatto e che stava dando risultati. Ma la cosa grave e che continuo a non capire è del perché chi aveva iniziato si è tirato indietro lasciando a piedi tanti bambini e che avrebbero potuto continuare in modo egregio anche sfruttando strutture più adeguate. Progetto Penisola non è una società, è un concetto di apertura mentale che purtroppo in Penisola non esiste. Esiste essere mediocri.

D.: Per promuovere la pratica allo sport è fondamentale “entrare” nelle scuole e farlo conoscere ai più piccoli. Riuscite con progetti didattici concertati con le istituzioni scolastiche a raggiungere tale obiettivo? In caso negativo quali sono i motivi che ostano a tale attività?

R.: PROMUOVERE LO SPORT NELLE SCUOLE: questo è il male del nostro secolo. Le scuole non vedono di buon occhio certe Associazioni e non sono aperte alla collaborazione. Anzi. Alcune scuole vedono lo sport come un intralcio alle attività didattiche, bombardando di compiti i poveri alunni e mostrando la loro efficacia dalla quantità di lavoro da fare e non dalla qualità. I progetti didattici li abbiamo sempre portati avanti, come quello di EleMedie che prevedeva una continuità tra le scuole primarie e secondarie di primo grado. Purtroppo cambiano i dirigenti e idee.

D.: Chiunque faccia sport coltiva un ambizione, un sogno. Il vostro quale è? Cosa vi proibisce di aprire con decisione il cassetto dove è custodito?

R.: IL SOGNO? Avere una struttura pubblica. Avere scuole che collaborino con le Associazioni avendo un apertura totale. Migliorare le strutture esistenti (ci vuole veramente poco…). E poi? Riuscire nel portare avanti il PROGETTO PENISOLA. Ma ritengo dopo svariati anni che mi sono stabilizzato in Penisola che resterà un sogno. Dopo Vico Equense in termini geografici, restiamo molto meno che mediocri.

Ringraziamo Mimmo per il tempo dedicatoci, per la schiettezza dimostrata nel rispondere alle nostre domande e per il contributo offertoci. Nella prossima parte daremo spazio ad Antonio Cioffi, dirigente della Polisportiva Vico Equense.

Massimo Costagliola di Fiore