Reagisce il Movimento 5 Stelle

Prova a ridimensionare il senso della loro adesione al Movimento a difesa dei beni comuni della Città. Notizia che avevamo riportato ieri e che aveva scatenato un po’ di polemiche su social.

Il primo a cercare di buttare acqua sul fuoco è il diretto interessato, Rosario Lotito, che nel blog Penisola 5 Stelle così scrive:

Sorrento è una città ormai abbandonata a se stessa da un’amministrazione assente e sempre più auto referenziata. Ultimamente ho avuto modo di partecipare ad incontri con altre associazioni rappresentative del territorio, con cui abbiamo deciso di intraprendere un discorso partecipativo, teso unicamente a riportare condizioni di trasparenza, legalità e giustizia, sia in senso civico, sia nel senso stretto della parola.
Con il MeetUp Penisola Sorrentina amici di Beppe Grillo, che per l’occasione mi ha dato l’onore di rappresentarlo, abbiamo condiviso la scelta partecipativa auspicando un coinvolgimento sempre maggiore,di cittadini stanchi di vedere inascoltata la propria voce indipendentemente dal colore politico delle loro idee.

Un chiarimento che per la verità non sembra chiarire un bel niente

Sta di fatto che a distanza di pochi minuti sull’argomento sente di intervenire anche Salvatore Mare, Consigliere comunale nella vicino Piano di Sorrento, che però conferma sostanzialmente quanto detto da Lotito:

Questioni e visioni di giustizia – Prospettive di Riforma, era il titolo del convegno organizzato dal MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati lo scorso maggio, cui il Presidente della II Sezione Penale della Corte di Cassazione Piercamillo Davigo prese parte, attaccando il governo chiedendo la confisca dei beni a coloro che non potessero giustificarli con il proprio reddito.
Un uomo libero da qualsiasi vincolo partitico, punto di riferimento per la lotta alle mafie, che sia quella dei colletti bianchi o dei fucili, e che abbiamo avuto modo di avere ospite a Sorrento lo scorso ottobre, occasione che gli diede modo di ribadire i concetti di legalità e giustizia.
Concetti ripresi e culminati nel documento sottoscritto dalle associazioni più rappresentative del panorama sorrentino, fra cui anche il MeetUp Penisola Sorrentina amici di Beppe Grillo.
Il documento è un manifesto per la legalità, teso ad impegnare chi vuole lottare contro la corruzione.
È una rivoluzione lenta ma inesorabile in cui l’onestà tornerà di moda.

Mare sembra quasi voler evidenziare che avevamo preso fischi per fiaschi.

Sollecitato sull’argomento, a stretto giro, dice la sua anche il Senatore 5 Stelle, Sergio Puglia

Puglia a chi gli aveva condiviso il nostro articolo sul suo profilo facebook ha così categoricamente risposto:

“Balle!!!”

Tra i like e consueti attacchi alla stampa a prescindere, c’è stato anche chi invece non l’ha presa proprio bene.

Tra questi Vittorio D’Esposito, un 5 Stelle peninsulare DOC. Uno di quelli della prima ora.

D’Esposito ha replicato a Puglia in questo modo:

 Fin quando si fanno accordi con le associazioni, non ci sono problemi, ma che poi tra queste ci sta il gruppo consiliare di opposizione capitanato da una persona con una storia politica che fa a pugni con il m5s, allora se va bene cosi, penso che per me sia arrivato il momento di prendere le distanze dal movimento. Mi dispiace, non si possono fare accordi con un condannato! Altrimenti siamo come tutti gli altri!

Dopo di lui il silenzio

Il richiamo, seppure implicito, alle vicende politiche e giudiziarie di Marco Fiorentino, uno dei firmatari di quel documento pesa come un macigno.

Con un’eccezione simile anche il concetto di…

“…manifesto per la legalità”

…inizia a vacillare.

Il principio dell’omnia munda mundis (tutto è puro per i puri), in politica non è applicabile nemmeno per i 5 Stelle.

Marco Fiorentino e il suo passato

Eletto per la prima volta Sindaco prima della riforma. Erano gli anni ’90 e militava nella Democrazia Cristiana.

Si candida nel 1995 con Forza Italia. Viene arrestato dopo il comizio di chiusura. Eletto ugualmente con il 60% dei voti, viene sostituito da un Commissario prefettizio.

Era accusato di aver preso 60 milioni da alcuni imprenditori nel ’92.

In primo grado il Tribunale lo assolse dall’accusa di concussione e dichiarò prescritto il reato di finanziamento illecito dei partiti. Così Fiorentino poté ricandidarsi, nel maggio 2000, sempre con Forza Italia.

Diventò di nuovo Sindaco, al ballottaggio, sconfiggendo l’ uscente Ferdinando Pinto. Ma pochi mesi dopo, in appello, fu condannato per concussione e sospeso dalla carica di Primo cittadino. Nel 2002 la Cassazione annullò la sentenza.

Restava in piedi una ipotesi di corruzione. Il reato era comunque prescritto.

Ai Magistrati Fiorentino spiegò: “È vero, lo ammetto ma non sono un corrotto, quei soldi servivano per il mio partito, la Dc”.

Nel 2005, viene rieletto Sindaco a furor di popolo, sempre a capo di una colazione di Centro destra.

Nel 2010 si candida anche alle regionale per il PDL, ma non viene eletto.

Nel 2010 arriva anche una nuova tegola giudiziaria.

Il Tribunale di Torre Annunziata lo condanna a 4 anni e due mesi per omicidio colposo, lesioni colpose ed omissione d’atti d’ufficio in relazione alla tragedia del I maggio 2007, vicenda in cui persero la vita due donne.

La pena gli veniva ridotta in appello a 2 anni di reclusione.

A novembre 2015 la Corte di Cassazione poneva la parola fine.

Dichiarava prescritti il reato omissivo e quello di lesioni colpose. Accertava quello di omicidio colposo e rinviava alla Corte d’Appello per la sola determinazione della pena.