Mi è bastato leggere le prime parole del bollettino odierno di Radio Mariolina per capire che non ci sarebbe stato un diciannovesimo giorno.

Il non vedere il consueto…

“…di non so quanti…”

…di colei che in queste settimane è stata la tua finestra sul mondo, mi ha fatto capire che la storia finisce qui.

Quella storia forse continuerà altrove.

Non amo i necrologi e questo non sarà un necrologio, ma solo una riflessione. Una riflessione a ruota libera. Sto lasciando le dita zompettare sulla tastiera, mentre la pellicola dei ricordi scorre andando indietro nel tempo.

Ci conoscevamo da una quindicina di anni. Il nostro incontro – come gran parte degli incontri della mia vita – nacque lungo i sentieri della politica. Era ottobre 2003, o giù di lì, quando iniziammo ad incontrarci nel mio studio che all’epoca era a Meta: mmiez’ ‘o Mulino. Per gli altri eravamo l’UDEUR di Meta, per noi solo un manipolo di rompicoglioni ben assortiti. Oltre a me e a te, c’erano i tuoi cugini Francesco e Corrado Soldatini, Tony Cocurullo, Raffaele Mormile, Salvatore Tortiello e Guglielmo Oliverio.

A proposito salutamelo quando prenderai posizione lassù.

Nessuno lo riconoscerà mai, ma quel gruppo di rompicoglioni suonò il de produndis politico all’era Carlo Sassi e consentì l’elezione di Bruno Antonelli. Poi ci “sciarmammo”. Dopo le elezioni fui il primo a mollare le redini. L’unico grosso rimpianto nel mio passato politico. Me lo hai sempre rinfacciato ed è stato anche il motivo del nostro primo grande litigio.

A legarci nuovamente fu la seconda grande passione in comune, seconda solo in ordine cronologico, perché in realtà era la prima.

La Caccia al tesoro, poi Grande Avventura, poi Great Escape. Insomma il burdellino puro, al di là dei nomi.

Io nei panni di organizzatore, tu in quelli di motivatrice e addetta al rifornimento delle truppe della tua squadra:

Runaway. O semplicemente Meta.

Lì i litigi divennero esponenziali. Ad ogni edizione bastava che su un indizio la tua squadra finisse seconda ed erano mortiate. Non sia mai perdeva erano polemiche sino all’edizione successiva.

Perché Meta era Meta. Eri la prima a criticarla insieme ai suoi abitanti, ma la prima a difenderla quando gli attacchi arrivavano da altri. In questo rapporto con la tua città esprimevi l’essenza stessa del principio per cui:

“Ogni scarrafone è bella a mamma soia”. 

Quanti litigi per questo motivo, forse solo tuo cugino Corrado Soldatini, nella sua consueta veste di arbitro, ne può essere testimone. 

Finita la stagione dei burdellini ci siamo sfiorati lungo i sentieri della nostra terza passione in comune, che poi era forse anche questa la prima: il mondo dell’informazione.

Io seguivo te e forse tu seguivi me, però non ce lo siamo mai detti. Insomma i rapporti si erano infreddoliti. D’altronde non poteva che essere così. Entrambi troppo esuberanti e “capuotici”.

Come mi dicesti una volta:

Dduie treni ‘ncoppa ‘o stesso binario nun ponno mai fà bbene.

In effetti avevi ragione, anche perché mai nessuno intorno a noi ha pensato di raddoppiare le linee. Allora ecco che abbiamo preso direzioni diverse. La sera, però, quando quei treni tornavano in deposito si informavano del percorso dell’altro. Curiosità, forse pure un po’ di invidia, ma essenzialmente rispetto ed affetto. Ne sono sicuro.

Più volte ho chiesto a Mariolina Costagliola di te, più volte mi ero ripromesso di venirti a salutare. Alla fine la mia codardia ha preso il sopravvento.

Nun c’eggia fatt’!

Sarà un altro rimpianto che mi porterò dentro.

Rimpianto come quello di non avere mai assaggiato le tue zeppole di San Giuseppe.

Anche lì finimmo per litigare. Io pretendevo che tu me le portassi, tu mi rispondevi che se le volevo me le dovevo venire a prendere a casa tua.

Morale della favola: le hai fatte a tutti e mai a me, le ho mangiate fatte da tutti ma mai da te.

Questa però la tengo legata al dito. Quando verrò pure io dall’altra parte il tira e molla ricomincerà.

Lì sarò avvantaggiato, dovrai per forza venire da me. Perché io, da autentico fetente ‘e merda starò giù a tutto e non potrò mai salire da te. La regola così dice.

Allora già ti immagino che scendi giù a tutto e ridendo ridendo mi dirai:

“Mi hai fatto: eppure te l’aggia avuta purtà io”.

A proposito, l’ultimo dispetto te l’ho fatto scrivendo ‘sta riflessione.

Sicuramente te ne sarai accorta. Non ti ho inserita nella categoria di Meta, ma in quella della Penisola sorrentina. Perché volente o nolente tu andavi oltre a quello sputo di terra che separa la chiesa d’a Madonna d’o Lauro al Mulino.

Buon viaggio Angie.

Johnny Pollio